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La diga sull’Adige accende la polemica

diga corso adigeUna diga sull’Adige, a pochi metri dal confine con il territorio Montagnanese. Sta incontrando tuttavia numerosi ostacoli il progetto della Lagarina Hydro di Limena, società che ha ipotizzato la realizzazione di una diga da 42 milioni di euro in località Rosta di Badia Polesine, praticamente al confine con la Bassa padovana. La diga sull’Adige attraverserà l’intera sezione del fiume – quasi 200 metri – per provocare un salto d’acqua di oltre 5 metri e sarà utilizzata per produrre energia idroelettrica. Il primo ad opporsi al progetto, passato inizialmente inosservato, è stato il sindaco di Barbona Francesco Peotta, seguito a ruota dai colleghi del Polesine e del Basso veronese e quindi dai consorzi di bonifica – compreso il nostro Adige Euganeo – e dalle associazioni ambientaliste del territorio. La realizzazione di quest’opera, a detta degli esperti, potrebbe causare seri problemi al fiume e alle attività legate al corso d’acqua. Si va dalla tenuta degli argini alla difficoltà di garantire la tradizionale irrigazione, passando per il possibile aumento del cuneo salino, il rischio di rallentamento del ripascimento naturale delle spiagge, l’impatto negativo sulla falda esterna al fiume e sull’ittifauna, ma soprattutto i pericoli in caso di piena dell’Adige. Tutte queste osservazioni sono state formalizzate e consegnate all’Autorità di Bacino lo scorso 26 settembre, data in cui sono scaduti i termini per intervenire sulla questione.

Tra le proposte spicca quella della Fai Cisl di Padova e Rovigo, entrata nel dibattito non solo per condividere la contrarietà espresse dai vari enti, ma anche per indicare una soluzione che potrebbe soddisfare tutti. “Non c’è dubbio – afferma il segretario generale Samuel Scavazzin – che la nuova diga, così come è stata pensata, andrà a penalizzare il territorio per soddisfare solo l’investitore privato. Parliamo di impoverimento certo della risorsa principale di attingimento idrico per irrigazione e per uso potabile nel territorio a valle ovvero Bassa Padovana, Polesine e Chioggia. Già adesso con i molti sbarramenti presenti non si riesce a garantire il deflusso minimo vitale in certe zone dell’Adige nei periodi aridi, mettendo a rischio culture pregiate come il radicchio di Chioggia, l’insalata di Lusia e le varie cerealicole presenti (mais, grano soia, barbabietole) in Polesine, terza area agricola d’Italia dopo Verona e Parma. Pensiamo anche al possibile devastante impatto per tutti i lavoratori impiegati da anni e tutti specializzati in lavori di alta professionalità nel settore agroalimentare, l’unico che continua a garantire Pil da noi”. La proposta alternativa della Fai Cisl prevede la realizzazione di una diga a valle, quasi alla foce, all’altezza dell’attuale sbarramento mobile di Rosolina, in località Fassone. Si tratta di uno sbarramento messo in opera per tenere sotto controllo il cuneo salino e che viene gestito dal Consorzio di bonifica Delta del Po. Automaticamente le porte si aprono verso la foce all’aumentare della portata dell’Adige e vengono chiuse con intervento umano in caso di risalita della marea per evitare che l’acqua salmastra penetri in profondità lungo l’asta fluviale. Interessi pubblici e privati, con questo intervento, potrebbero convivere senza problemi.

 

di
Nicola Cesaro

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