Suicidio e autolesionismo, quali sono i fattori di rischio

suicidio-indicadores-clinicosIl suicidio assume particolare rilievo nella civiltà attuale, nella quale l’aumento dei tassi delle condotte suicidarie e autolesive traggono radici da veri e propri disturbi psichiatrici, da profondi malesseri interiori, dalla perdita di legami di appartenenza. Spesso però le persone con pensieri suicidario non vogliono affatto morire, bensì liberarsi dal tormento psichico che li affligge. La prevenzione del suicidio consiste essenzialmente nel riconoscere delle potenziali vittime, compiendo tutti gli sforzi necessari per far prevalere la vita. L’autolesionismo invece, è un tentativo di regolare le emozioni che diventa indispensabile in quanto i meccanismi di regolazione emotiva non si sono mai sviluppati adeguatamente. Per prassi, coloro pongono in essere atti autolesivi non letali, vengono normalmente considerati potenziali suicidi; motivo per cui l’autolesionismo è volgarmente considerato sintomatico di potenziali sviluppi suicidari.

L’individuo, sacrificando una piccola parte di sé nel dolore, combatte contro una sofferenza molto più intensa: la paura di essere invisibile a sé e agli altri. Ma cosa porta una persona a decidere di compromettere la propria vita?

I fattori di rischio sono i seguenti:
– Familiarità: storia pregressa di tentato suicidio o suicidio in familiari consanguinei;
– Fallimenti lavorativi, sentimentali (divorzio), relazionali, sociali, familiari. I disoccupati sono ad un rischio maggiore di suicidio; anche i problemi con la giustizia, come l’incarcerazione contribuiscono notevolmente alla perdita di certezze per l’oggi e il domani;
– Storia personale caratterizzata da traumi e abusi;
– Disturbi psichiatrici e di umore;
– Lutto;
– Abuso di alcool e sostanze stupefacenti;
– Hopelessness: mancanza di prospettive future e disperazione.
– Vergogna: è in stretta connessione con le storie traumatiche non elaborate.

La prevenzione del suicidio consiste nel porre attenzione al dolore psicologico del singolo, è necessario cogliere i segnali d’allarme che il soggetto invia per una corretta prevenzione; dunque occorre imparare a mettersi in ascolto delle parole ma anche delle azioni. Un’azione di prevenzione solo se fondata sull’impegno collettivo può essere realmente efficace; è ambito di intervento anche delle autorità sanitarie locali, specie attraverso i servizi territoriali di salute mentale.

 

Dott.ssa Giulia Francesca Marchese
– Psicologa clinica e Criminologa
Riceve a Fosso’ (Ve)
via 4 novembre 45. Cell.: 3408431926 –
Mail: giulia.89marchese@gmail.com

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