Economia, le aziende polesane sono le più puntuali

nuove-impreseL’indagine di Cribis D&BT evidenzia come le aziende polesane, a livello veneto, siano le più puntuali a onorare i propri debiti. Il 48,3%, secondo i dati, divulgati dalla CNA in un comunicato stampa, paga con regolarità, contro una media nazionale del 36,3% e del 46,1% a livello regionale.

“In realtà – dichiara Lorenzo Masarà, Vice Presidente provinciale CNA – non sappiamo se ci si possa rallegrare per i risultati di un’indagine che testimonia come le imprese che adempiono con onestà i propri impegni contrattuali siano meno della metà. Ed è ancora più preoccupante il fatto che a pagare lo scotto di questa situazione siano le imprese più piccole, le più virtuose nel rispetto dei pagamenti , ma quelle che allo stesso tempo presentano il dato più alto di ritardi gravi”.

Una situazione aggravata dal fenomeno dei fallimenti e dei concordati ( ben 84 sono state le procedure aperte nel 2014 dal Tribunale di Rovigo tra fallimenti e concordati preventivi , oltre alle 96 procedure di fallimento del 2013 ) che ancora una volta incide in modo più pesante sulle realtà più piccole

Il problema – sottolinea Lorenzo Masarà – non è quando questo passo lo si fa per aziende davvero in crisi, ma quando il concordato maschera la prosecuzione dell’attività aziendale attraverso la costituzione di nuove realtà produttive, che assorbono le sole attività profittevoli della società precedente, lasciando il cerino, cioè i crediti in gran parte insoluti, in mano ai creditori.

Si tratta di un comportamento sempre più frequente, che configura un approccio riprovevole da parte di quegli imprenditori che utilizzano il concordato in questo modo.

Purtroppo , spiega il Vice Presidente provinciale CNA , questa situazione non è stata modificata neppure dalla recentissima normativa di agosto in materia di diritto fallimentare che pur intervenendo per far accrescere la trasparenza nell’intera procedura concorsuale, come la facoltà concessa ai creditori di presentare proposte di concordato alternative a quelle dei debitori e l’introduzione di requisiti più stringenti nella nomina del curatore e nella proposta di concordato preventivo, chiamato a soddisfare almeno il 30% dei crediti chirografari nel caso di concordato in continuità ed almeno il 20 per cento dei crediti chirografari in caso di concordato liquidatorio, non affronta il tema di porre maggiori vincoli, più stringenti, in caso di cessione o di conferimento in altra società, come il divieto di partecipare a newco per soggetti riconducibili all’impresa che chiede l’ammissione al concordato, evitando che il debitore possa riprendere in maniera fraudolenta l’attività a danno dei creditori.

Un conto – conclude Lorenzo Masarà – è preservare una realtà produttiva, solo occasionalmente o incidentalmente in difficoltà finanziaria, un conto è utilizzare il concordato come strumento per ottenere sconti forzati dai fornitori ; il rischio è che il mercato sia sempre più contraddistinto da distorsioni a danno della sopravvivenza economica del nostro territorio e della maggior parte delle nostre piccole imprese.

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