Home Salute Piovese La Resilienza, capacità di autoaiuto nei momenti più difficili

La Resilienza, capacità di autoaiuto nei momenti più difficili

Cos’è la resilienza?

La resilienza è un termine, derivato dal campo della fisica, che descrive la capacità di un metallo di conservare la propria struttura e riacquistare la propria forma originaria, dopo essere stato sottoposto a sollecitazioni violente. E’ un termine che riferito al campo psicologico vuole evidenziare come anche le persone possano incrementare o apprendere la capacità di affrontare il percorso della propria vita e la possibilità di trasformare un evento doloroso o stressante in un percorso di apprendimento e di crescita. Tutti possiamo essere resilienti o apprendere questa capacità, diventando così protagonisti della nostra vita e riducendo la dipendenza dal contesto ambientale. L’adattamento all’ambiente in questo caso è di tipo attivo, in quanto viene coinvolta la capacità di ridisegnare la relazione col proprio ambiente valorizzando se stesso e il contesto.

Proviamo a tracciare un identikit di un uomo resiliente? Una persona resiliente ha numerose caratteristiche identificative; ad esempio la perseveranza, l’umorismo, l’ottimismo, la speranza, la curiosità, la creatività, l’empatia, l’umiltà, l’altruismo, e la gratitudine. Solitamente è caratterizzato da spontaneità, dal rispetto dell’etica ed è caratterizzato da nobiltà d’animo. I tratti di personalità che possono identificare le persone resilienti sono l’impegno, il controllo, e il gusto per le sfide.

Perché parlare della RESILIENZA? Fondamentalmente perché è importante evidenziare come l’impegno delle scienze sociali e psicologiche promuova, in modo sempre più attivo, il passaggio dalla cura della malattia alla promozione del benessere e della salute. Secondo le teorie della resilienza l’uomo tenderebbe naturalmente a sviluppare tutte le sue potenzialità in modo da favorire sia la sua conservazione che il suo arricchimento anche grazie alla possibilità che l’individuo intraprenda relazioni significative improntate sull’autenticità, l’empatia e l’accettazione.

A livello concreto e professionale, però, come utilizzare nelle terapie tutto ciò? L’utilizzo della metafora sembra essere un ottimo strumento terapeutico per veicolare il cambiamento. Se pensiamo all’etimologia greca della parola metafora troviamo indicato il concetto di “portare oltre”; ad esempio se pensiamo al linguaggio quotidiano, possiamo notare la ricchezza di espressioni metaforiche del tipo: sei un uomo di ferro, oppure sei un leone, eccetera. Le metafore sono strumenti comunicativi utilizzati in vari tipi di terapie. La metafora è una struttura che crea sintesi; chi crea una metafora ricrea un quadro di dialogo interiore mettendo in contatto il linguaggio analogico immaginativo (emisfero destro) con la comunicazione logica verbale (emisfero sinistro); le metafore quindi, in qualche modo, collegano e integrano due modalità di pensiero diverso. Un’altra funzione della metafora è quella di offrire al cliente, che la elabora, la possibilità di esprimere ciò che vive ma non comprende fino in fondo perchè ancora confuso o spaventato. La metafora in questo modo rappresenta una fase neutra. La funzione della metafora quindi, così come degli aneddoti o dei racconti, è di essere utile nel fornire al cliente un maggior numero di soluzioni da intraprendere di tipo emotivo, comportamentale e relazionale. In un prossimo articolo parlerò approfonditamente dell’empatia cioè di quella capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore e capacità essenziale per strutturare una buna relazione terapeutica.

 

Dott.ssa Michela Morin – Psicologa

mail: michela.morin@ordinepsicologiveneto.it

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