Le maschere di Amleto Sartori a Villa Trevisan Savioli di Abano

Amleto Sartori, scultore, poeta, ma soprattutto artista e profondo conoscitore delle maschere teatrali, avrebbe compiuto cent’anni il prossimo 3 novembre. Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dalla sua nascita al Museo Internazionale della Maschera, installato nel 2004 dal figlio Donato nella seicentesca villa Trevisan Savioli di Abano Terme, è stata organizzata una mostra dal titolo “Sartori-Strehler”, che mira a mettere in luce la lunga collaborazione tra i Sartori ed il Piccolo Teatro di Milano di cui Strehler fu anima per molti anni. Una collaborazione che inizia nel 1951, con la prima maschera, realizzata per L’amante militare di Carlo Goldoni e indossata da Marcello Moretti. Fu un evento storico, perché per la prima volta l’attore recitò indossando la maschera in cartapesta creata per lui da Amleto, invece dell’usuale maschera dipinta sul volto.

A rendere famosi i Sartori nel mondo furono però le celebri maschere in cuoio, frutto di un lungo lavoro intellettuale, letterario, storico, alla riscoperta delle radici di un’arte perduta. Tra i grandi che indossarono le opere di Amleto e Donato, un posto di rilievo spetta a Ferruccio Soleri, il più grande Arlecchino vivente, a cui Sartori dedicò l’ultima scultura prima della sua morte avvenuta il 18 febbraio 1962. Anche questa importante opera fa parte del percorso espositivo della mostra. Amleto seppe trasmettere la sua arte e la sua passione al figlio, Donato Sartori, che, già da adolescente, lo seguiva quando si recava a Milano a portare maschere che inventava, produceva e sperimentava in un clima di furore creativo: “Per me era un fatto di ordinaria amministrazione vedere le maschere e vivere in mezzo a queste – racconta – senza volerlo o saperlo stavo vivendo un momento storico la cui importanza mi sarebbe stata rivelata molto, molto tempo dopo”.

Un periodo di intenso lavoro e frenetica attività: “Mi sovviene quando con lettere perentorie Paolo Grassi mi convocava a Milano per propormi di studiare e quindi realizzare nuove maschere inerenti a personaggi per nuovi spettacoli e nuovi attori – ricorda ancora Sartori – Mi venivano imposti tempi di studio impossibili e realizzazioni di opere colossali per l’indomani. Mi corrono a memoria i lavori per II gioco dei potenti e la Vita di Galileo di Brecht che mi obbligarono al recupero di arcaiche tecniche della cartapesta per realizzare enormi strutture e maschere rinascimentali”. La mostra, del tutto inedita, ripercorre quegli anni di fervore creativo attraverso maschere, costumi della Commedia dell’Arte, bozzetti, terrecotte, bronzi, dipinti, corrispondenza di Amleto e Donato Sartori per il Piccolo, corredati da documentazione fotografica e video. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al mese di dicembre.

 

Laura Organte

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