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Un tornado in Riviera semina morte e distruzione

L’8 luglio del 2015 sarà una data che pochi dimenticheranno in Riviera del Brenta. Un tornado di inaudita violenza si è abbattuto sui comuni di Mira, Dolo e Pianiga, seminando lungo il suo cammino, morte e distruzione. Terribile il bilancio della sciagura: 1 morto, 87 feriti, 432 case distrutte e danneggiate dalla furia del vento. Il tornado che soffi ava a 320 chilometri all’ora, ha colpito le località di Cazzago di Pianiga, devastando un’area commerciale e residenziale, la località Cesare Musatti a Dolo, radendo al suolo la settecentesca villa Fini e altre abitazioni, l’area di via Tito, e ha terminato la sua corsa a Porto Menai di Mira, dove ha distrutto altre abitazioni e aziende e ha provocato una vittima, sollevando in aria un’auto e scaraventandola in un campo. I danni conteggiati dalla Regione, ammontano a 91,4 milioni di euro, ma potrebbero salire. La ricostruzione è partita subito, grazie alla forza di volontà della popolazione, delle aziende della zona, dei comuni colpiti e delle migliaia di volontari che si sono dati subito da fare per rimettere le cose a posto. Non sono mancati gli episodi detestabili come gli sciacalli pescati a rubare sulle macerie, e il fenomeno dei turisti dell’orrore. Immancabile infine la sfilata di big politici che hanno promesso aiuti e risarcimenti. Ma andiamo nel dettaglio dei danni causati dal tornado. Nel Comune di Mira gli edifi ci danneggiati sono stati 75, a Cazzago di Pianiga 225 a Dolo 132. Il tornado ha colpito al cuore uno scrigno della cultura e del patrimonio veneto, ha distrutto e danneggiato 15 ville venete a ridosso del Naviglio del Brenta.

Ma nel giro di un anno,14 delle 15 ville danneggiate, potranno tornare a splendere. A prometterlo è stata la presidente dell’Istituto regionale ville venete, Giuliana Fontanella, durante una riunione a villa Venier a Mira nelle scorse settimane, riunione a cui hanno partecipato i proprietari delle dimore storiche colpite dal tornado e la gente della zona. I tempi tutto sommato rapidi non valgono certo per la ricostruzione di villa Fini a Dolo, per la quale si prospettano dai 2 ai 3 anni di cantieri. I danni complessivi solo sulle ville sono stati di oltre 10 milioni. Altri 7 riguardano le pertinenze delle dimore storiche o strutture a collegate. Nella maggior parte delle ville, sono già state allestite le impalcature per la messa in sicurezza. I proprietari non hanno perso tempo, evitando così che altre parti delle dimore storiche crollassero. La Soprintendenza ha annunciato che entro 30 giorni dalla presentazione dei progetti, con preventivi allegati, darà la propria risposta in merito per accelerare al massimo i lavori di ristrutturazione.

Esiste naturalmente un problema immediato di fondi: l’Istituto ha a disposizione solo 500 mila euro e spera che il fondo possa essere rimpinguato dalla Regione entro qualche mese. Ma se per le ville storiche è a disposizione un fondo ad hoc, per gli altri edifi ci privati, potrebbero arrivare zero euro, o solo i prestiti che gli stessi danneggiati potrebbero chiedere alle banche a tassi agevolati. Il Governo intanto ha messo a disposizione i soldi del fondo emergenze e calamità naturali. Pochi soldi, che andranno a sistemare le poche strutture pubbliche colpite, non indennizzando nulla invece ai privati. I sindaci Alvise Maniero di Mira, Massimo Calzavara di Pianiga e Alberto Polo di Dolo hanno sollevato davanti al presidente del Veneto Luca Zaia, la questione. “Il 70 % delle abitazioni colpite – spiega il sindaco Calzavara – a Cazzago non ha copertura assicurativa contro questo tipo di eventi”. Fra gli altri strascichi lasciati dal e tornado c’è anche la questione occupazione. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro. Va ricordato infatti che le attività industriali, commerciali, agricole e artigianali colpite dalla calamità naturale a Mira, Dolo e Cazzago di Pianiga, sono più di 90, per un numero complessivo di 650 lavoratori. Più di metà di questi dipendenti, cioè oltre 300, non sono coperti da ammortizzatori sociali, ma grazie allo stato di calamità a tutti sarà assicurata la continuità del reddito.

 

Alessandro Abbadir

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