Bruno Dapretto, una vita per la croce gialla di Spin

bruno depretto spineaBruno Dapretto è nato a Pisino d’Istria, il primo luglio del 1948, ed è residente a Borgoricco, ma la sua passione per il volontariato lo porta a Spinea quasi quotidianamente. Bruno ha lavorato come magazziniere in una azienda del territorio e, quando è andato in pensione, ha cominciato a impegnarsi con il volontariato; inizialmente con la protezione civile e in seguito con la croce gialla. Quando nel 2005 partecipò ai corsi della croce gialla, aveva già iniziato la sua attività di volontario con la protezione civile. “Ho deciso di entrare nel gruppo della croce gialla perché mi piacevano gli intenti. Dal punto di vista umano sono molto attivi e l’impegno è quasi quotidiano. Personalmente sono un soccorritore e tutor, ma sono anche autista, revisore dei conti e responsabile delle attrezzature”.

 Lei segue anche i corsi per il reclutamento dei nuovi volontari?
“Sì. Durante i nostri corsi gratuiti capiamo quali sono i cittadini predisposti per i nostri interventi e li selezioniamo perché seguano il percorso con noi e diventino operativi. Si inizia con il primo soccorso e la specializzazione per diventare volontario soccorritore, le linee guida sono dettate dal decreto del 2007”. .

 Quali sono le mansioni di cui vi occupate?
“Abbiamo diversi compiti e partecipiamo a eventi con i nostri mezzi, ma abbiamo anche mansioni legate ad attività sportive, come ad esempio l’assistenza alle partite della Reyer, dove le nostre squadre rimangono presenti all’interno del Taliercio durante tutta la partita. Con la normativa Suem 118 possiamo fare assistenza sanitaria quando c’è un evento culturale che prevede tanta gente o eventi sportivi. Il nostro personale sa utilizzare il defi brillatore BLSD, che diventerà un obbligo nell’ambito sportivo dal 2016 con la legge Balbuzzi”.

 Quali sono gli interventi che ricorda meglio?
“A dire il vero ce ne sono tanti. Tra queste sicuramente l’Aquila con i terremotati nel 2009; a Padova con gli allagamenti del Bacchiglione nel 2010, e a Cazzago con il recente tornado. Sono molto importanti tutti gli interventi su strada perché arrivare rapidamente sul posto, può fare la differenza per chi è in pericolo”.

 Che cosa è importante fare quando s’interviene?
“La prima cosa da fare, è guardare se la persona da soccorrere respira ed è cosciente. I medici che collaborano con noi pongono una domanda per far capire meglio le priorità: in un incidente con più feriti si soccorre per prima chi grida o chi sta zitto e non si muove? Bisogna capire chi ha bisogno di essere soccorso per primo. In questo caso sono le persone che non parlano e non si muovono. La valutazione deve essere veloce, la cosa è più lunga da spiegare che da fare. Queste nozioni le insegniamo ai corsi, si arriva qui anche senza nessuna conoscenza e poi si capisce se il percorso è quello giusto”.

 E’ soddisfatto del suo lavoro?
“Aiutare la gente è molto importante. Penso sia una delle soddisfazioni più grandi che ho mai avuto. Sono soddisfatto giornalmente del mio lavoro nel centro, e i ragazzi più giovani mi chiamano simpaticamente l’orso buono”.

Secondo il suo punto di vista cosa dovrebbero fare le istituzioni nei casi di emergenza e di catastrofi come il terremoto all’Aquila e il tornado in Riviera?
“Le Istituzioni dovrebbero intervenire, alleggerendo il carico burocratico all’associazione e smussando alcune procedure invece di applicare le regole alla virgola”.

 Come vede i giovani per il volontariato?
“I giovani hanno voglia di partecipare al volontariato. Nella nostra associazione ce ne sono diversi e seguono in maniera abituale gli impegni presi. Alcuni si sono avvicinati al volontariato perché attratti dalla divisa e dall’ambulanza, ma poi magari erano meno attratti dal servizio attivo che si tiene anche il sabato e la domenica”.

Il volontariato si è dimostrato molto importante nella Riviera dopo il tornado.
“I volontari hanno dato un bellissimo esempio a tutti. Alcuni sono stati mandati via perché sono arrivati con ciabatte infradito e senza nemmeno un paio di guanti, senza un abbigliamento idoneo e nessuna protezione rischiavano di farsi male”.

Roberta Pasqualetto

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