Chioggia si mobilita contro l’arrivo dei nuovi profughi

Marcato protesta immigratiChioggia si mobilita contro l’arrivo di nuovi migranti nel proprio territorio comunale. Dopo i massicci arrivi di decine di profughi a Conetta, sistemati nell’ex base militare, nel Clodiense ha iniziato a serpeggiare una diffusa preoccupazione per il possibile utilizzo dell’ex base missilistica di Ca’ Bianca al fine di accogliere nuovi rifugiati. Sabato 5 settembre un gruppo di residenti della frazione di Ca’ Bianca hanno dato vita a un corteo pacifico, che ha sfilato lungo corso del Popolo. La manifestazione, tenuta d’occhio dagli agenti della Polizia di Stato e dei Carabinieri in tenuta antisommossa, non ha fatto registrare disordini. Si è trattato di un’azione dimostrativa che ha permesso di esternare tutti i timori di un piccolo centro abitato, che cerca di difendere con le unghie e con i denti il suo territorio.

Partendo dal leitmotiv “Chioggia ha già dato”, le argomentazioni contro i possibili nuovi arrivi si sono basate sull’indisponibilità del territorio tenendo conto dei criteri fissati dallo Stato. “No business sugli immigrati, basta affari sui disperati” recitava uno striscione in testa al corteo, alludendo probabilmente ai loschi affari di “Mafia capitale”. L’azione dimostrativa non ha visto la presenza, almeno dichiarata, di leader politici, ad eccezione di Roberto Marcato, assessore regionale allo Sviluppo economico ed energia, in quota Lega Nord. Sulla questione, in attesa di vederci chiaro, il sindaco di Chioggia, Giuseppe Casson, si è battuto in tutti i modi per escludere la possibilità dell’utilizzo dell’ex base militare di Ca’ Bianca. “Era doveroso — ha scandito il primo cittadino — chiedere che il Governo rispettasse i suoi principi: accoglienza diffusa tra tutti i territori per garantire integrazione e sicurezza. Lo stesso Prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia, durante un recente incontro a Venezia con i sindaci, sosteneva come fosse impossibile, per le forze dell’ordine, garantire la sicurezza di tutti laddove i migranti fossero concentrati in gran numero in pochi luoghi.

La linea politicamente corretta è quella ora enunciata dal Governo: accoglienza diffusa in funzione di una più facile integrazione e di garanzia di sicurezza per la collettività”. Casson precisa, quindi, di aver “ribadito in ogni sede che nessuno si deve permettere di negare il dovere di accoglienza e di solidarietà nei confronti di chi fugge da guerre e devastazioni” ma ha insistito sul fatto che Chioggia sta già ospitando dei migranti e non può riceverne altri. Secondo Casson, “solo la condivisione di principi di accoglienza diffusa – mediante l’attuazione del criterio delle quote – riesce a garantire l’accettazione sociale del fenomeno migratorio”. In altri termini, l’integrazione può essere perseguita solo alla condizione di una ripartizione equa, per evitare che sorgano “quartieri ghetto” e quartieri degradati come è avvenuto, ad esempio, in maniera eclatante a Marghera, per fare un esempio concreto. Adesso, però, la tempesta non è ancora finita e i cittadini di Ca’ Bianca continueranno a battersi in tutti i modi per evitare gli arrivi.

 

di
Andrea Varagnolo

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