Credo in te perchè valgo. La famiglia come palestra di resilienza

michela morin salute  psicologNello scorso articolo, parlando della resilienza, ho messo in evidenza il fatto che anche le persone possano incrementare o apprendere la capacità di affrontare il percorso della propria vita e la possibilità di trasformare un evento doloroso o stressante in un percorso di apprendimento e di crescita. Ho rilevato il fatto che tutti possiamo essere resilienti o apprendere questa capacità, diventando così protagonisti della propria vita, riducendo la dipendenza dal contesto ambientale. A questo punto può sorgere spontanea la domanda:

Ma come facciamo ad imparare una tale abilità?
Una possibile prima risposta la possiamo suggerire riferita al modello familiare e al suo contributo primario; questo è il luogo dove un individuo nasce, cresce e si sviluppa come soggetto; l’ambiente che simulerà una prima rappresentazione di una base solida per il bambino su cui poggiare e a cui riferirsi. Come tale, il nucleo familiare dovrà essere considerato dal bambino quel luogo sicuro in cui imparerà a capire che cosa sono le frustrazioni, a tollerarle, dove riceverà spazi utili a creare e sognare, così da affrontare una crescita felice e serena.

Ma che tipo di competenze e di esempi possiamo fornire concretamente ai genitori, affinchè possano affiancarsi a questo modello nuovo e ancora per molti sconosciuto?
I genitori dovrebbero saper fornire al bambino, nel suo percorso di sviluppo, esempi di come si creano e si stabiliscono relazioni di fi ducia, un’immagine di un adulto solido, presente e responsabile; un genitore resiliente deve essere messo a conoscenza che il bambino necessita dell’insegnamento di poche regole, ma chiare. I genitori (ma l’adulto in generale), secondo l’idea di resilienza, sono considerati dei tutori che, attraverso il senso morale, dovranno insegnare e far sviluppare ai bambini varie abilità quali il sapersi relazionare in modo corretto con gli altri, capire a fondo le proprie competenze personali, valorizzando la loro capacità di iniziativa, la loro creatività, la loro perspicacia e la loro autonomia; l’utilizzo di humor, all’interno di questo contesto, però, non guasta mai, poiché si impara meglio, divertendosi.

Ma che obiettivi si possono ottenere attraverso l’insegnamento della resilienza?
L’acquisizione delle competenze di resilienza permetterà di accrescere sia nel bambino, ma anche nell’adulto stesso che la praticherà, STIMA DI SE’, CURIOSITA’, SENSO CRITICO, CREATIVITA’. Il terapeuta cognitivo comportamentale, in questo caso, se necessario, avrà il ruolo di insegnare e far acquisire ai genitori o eventuali educatori, le competenze necessarie affi nchè il soggetto sviluppi la capacità di resilienza. Per un bambino, nella fase scolastica, per esempio, esistono vari esercizi pratici da poter far applicare, e pure molto divertenti; un esempio di esercizio potrebbe essere quello di richiedere al bambino di riempire una valigia vuota con oggetti, elementi o persone che vorrebbe accanto nel percorso di crescita, chiedendogli poi di illustrare il signifi cato specifi co per lui (ovviamente ci potranno essere delle varianti, se l’esercizio sarà fatto in gruppo). Sarà competenza del terapeuta fornire scopo e obiettivi da raggiungere e misurare dell’esercizio agli educatori o ai genitori. Nel caso di adulti vi saranno situazioni di esercitazione specifi che e generalizzate, formulate sulla base delle competenze mancanti e personalizzate su misura dal professionista stesso.

 

Dott.ssa Michela Morin – psicologa clinica e di comunità
www.michelamorin.it

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