Da Cavarzere al Brasile: Riccardo Fecchio racconta il suo anno in Sud America

Riccardo Fecchio a Fortaleza 1Avevamo raccontato, più o meno un anno fa, la sua partenza per il Brasile, con l’animo pieno di entusiasmo per l’avventura che si apprestava a vivere. Ora Riccardo Fecchio è rientrato a Cavarzere e ci ha raccontato l’esperienza vissuta nella città Fortaleza, nella zona a nord est del Brasile, poco lontana dall’Equatore. Riccardo, iscritto al quarto anno del liceo scientifico “Einstein” di Piove di Sacco, è potuto rimanere un anno in Brasile, presso una famiglia che lo ha ospitato, grazie a una borsa di studio messa a disposizione da Edison Spa.

Ora ha 17 anni, ha frequentato in Brasile un intero anno scolastico presso una scuola pubblica, l’istituto federale del Cearà, e si appresta a ritornare alla normalità della vita a Cavarzere, portando con sé l’esperienza vissuta a Fortaleza, città di oltre due milioni di abitanti. All’arrivo in Brasile, racconta Riccardo, il suo portoghese era piuttosto stentato ma ora lo parla perfettamente e della lingua brasiliana conserva ancora un po’ della tipica cadenza anche quando parla in italiano.

“La mia famiglia in Brasile – racconta – era formata da madre, padre e due fratelli, uno di quindici anni e l’altro di dodici. Con loro ho instaurato un buon legame, soprattutto coi fratelli, avevo molta libertà, ero il terzo ragazzo che ospitavano e loro erano abituati a questo tipo di esperienza”. Un particolare che colpisce del racconto di Riccardo è la presenza costante di un elemento che accomuna tutti a Fortaleza ma anche nel resto del Brasile: il calcio. “Nel nostro quartiere – così Riccardo – ogni occasione era buona per fare un torneo improvvisato di calcetto. Tutti giocano, non solo i ragazzi e i bambini, e si presentano lì apposta per fare la partita”.

Descrive un ambiente molto positivo dal punto di vista del calore umano e dei rapporti interpersonali. “Sono rimasto stupito dalle persone – afferma – sono amichevoli, là è molto più facile fare amicizia e con alcuni dei ragazzi che ho conosciuto continuiamo a sentirci, scrivendoci in portoghese. C’è molta povertà e nessuno guarda come sei vestito ma viene valorizzato il tuo carattere, ogni giorno c’è una festa e si può ascoltare musica dal vivo”. Fa, infine, un bilancio del suo viaggio consigliando ai suoi coetanei di non perdere l’occasione per aprire i proprio orizzonti attraverso Intercultura: “È un’esperienza che consiglierei a chiunque, se potessi io ripartirei anche domani”.

 

Nicla Sguotti

Lascia un commento