La guida in stato di ebbrezza: cosa dice la normativa

guida-ebbrezzaSempre di più stretta attualità e tema di un acceso dibattito in ambito nazionale è il problema della guida in stato di ebbrezza. Questo fenomeno, nel corso degli anni, ha assunto via via connotati sempre più problematici e di vero e proprio allarme sociale, tanto da spingere il legislatore, con sempre maggior frequenza, a intervenire inasprendo le sanzioni a carico degli automobilisti. La normativa di riferimento è l’art. 186 del Codice della Strada (mentre per i neopatentati e altre categorie sussiste un altro articolo ad hoc, il 186 bis, qui non preso in considerazione) che suddivide, o meglio gradua le sanzioni a carico del guidatore a secondo del tasso alcolemico riscontrato.

La soglia minima, oltre la quale scatta la contestazione è normativamente fissata in 0,5 ed è calcolata in base alla quantità in grammi di alcol presenti in un litro di sangue (g/l). Dallo 0,8 e successivi si ha la configurazione di un reato penale (mentre nell’ipotesi più lieve rimane illecito ammnistrativo). La contestazione, di regola, avviene a mezzo di un strumento chiamato “alcoltest” che misura la quantità di alcol contenuta nell’aria respirata, ovvero con prelievo del sangue, ma in taluni casi può anche essere accertato sulla base di elementi sintomatici. Peraltro, a nulla vale il rifiuto di sottoporvisi che configura, anzi, la sanzione prevista dall’ipotesi più grave.

Per quanto riguarda le sanzioni, come detto, queste si suddividono in base al tasso alcolemico riscontrato e vanno dal pagamento di una somma da 531 euro a 2.125 euro all’ammenda da 1.500 euro a 6.000 euro e l’arresto da 6 mesi a 1 anno. Anche la sospensione della patente varia da un minimo di 3 mesi a un massimo di 2 anni (con raddoppio di sanzioni o, addirittura, revoca nell’ipotesi di incidente stradale). Inoltre, nell’ipotesi di guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 (g/l) è prevista anche la confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato). Ulteriori aumenti sono previsti in particolari situazioni. Salvo eccezioni, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche su richiesta dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità consistente nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso enti od organizzazioni convenzionate.

L’effetto concreto dello svolgimento positivo del lavoro è la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e la revoca della confisca  del veicolo sequestrato.

Studio Legale avv. Tommaso Rossi, via I° Maggio n. 3, Rosolina (RO )
tel. e fax 0426.340007 – e-mail: info@studio-rossi.net

 

Lascia un commento