LA STORIA. Luca Boaretto, “l’astronomia mi ha salvato la vita”

luca boaretto
Luca Boaretto, secondo da sinistra, assieme ad alcuni colleghi

Quando la passione ti salva la vita. Lo sa bene Luca Boaretto, oggi responsabile dell’Osservatorio astronomico di Sant’Apollinare e socio attivo del Gruppo Astrofili Polesani, ieri alcolista. Dalle stalle alle stelle, verrebbe da dire usando una metafora poco fantasiosa, eppure questa è davvero la storia di Luca che oggi può vantare anche una pubblicazione su un server che la Nasa mette a disposizione degli astrofili. E della sua esperienza di vita ha deciso di farne un libro che concluderà a breve e si chiamerà “Lo spazzino delle stelle”.

Come è nata la passione per l’astronomia?
“Fin da bambino ho sempre guardato il cielo, ma nessuno mi spiegava quello che vedevo. A 8 anni ho messo le mani sul primo telescopio e osservavo il cielo, ma senza capire. Ho continuato così fino a 18 anni, poi ho abbandonato perché non trovavo nessuno con cui condividere questa passione”.

 Poi sono arrivati i problemi con l’alcol…
“Sì, mi sono sposato e poi sono diventato un alcolista. E’ stato un momento molto cupo, ma ne sono uscito e ora sono 10 anni che non bevo più”.

Un percorso difficile che però ti ha portato a ritrovare le tue amate stelle.
“Sì, quando mi sono ripreso ho comprato dei telescopi, ma sono spese importanti perché gli strumenti costano. Così mia moglie mi ha giustamente fatto notare che se avessi condiviso la mia passione con qualcuno, oltre che a risparmiare avrei imparato moltissime altre cose. Ho iniziato ad informarmi e ho trovato il Gruppo Astrofili Polesani a cui mi sono iscritto”.

 So che c’è anche una pubblicazione su un server Nasa, puoi spiegarmi un po’ meglio?
“Con il Gruppo Astrofili Polesani ho avuto la fortuna di conoscere moltissimi esperti di fama internazionale del settore e uno di loro, Mattia Negrello ci ha coinvolto in una ricerca. Ha visto le potenzialità del nostro gruppo, ha capito che eravamo metodici e brillanti e ci ha fatto partecipare nel 2012 ad una ricerca per l’Agenzia spaziale europea che è poi stata pubblicata su diverse riviste scientifiche di fama mondiale. Abbiamo, quindi, avuto la possibilità di pubblicarla anche sul server che la Nasa mette a disposizione agli astronomi ricercatori. E’ stata una grandissima soddisfazione”.

 Ha fatto degli studi per arrivare fin qui?
“No, non ho mai studiato nelle scuole, sono un’autodidatta e tutto quello che so l’ho imparato grazie ai colleghi e agli esperti con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Però una cosa è certa: noi usiamo solo il metodo scientifico, non riportiamo mai niente per sentito dire. Quando analizzando i dati c’è qualcosa che non è chiaro, mettiamo un punto di domanda e passiamo oltre perché certamente la risposta arriverà. In tanti anni che studio e osservo il cielo non ho mai visto nulla di strano”.

E il suo libro?
“A differenza di quanto si è detto, il mio libro non è ancora concluso, sono a tre quarti della storia e lo sto finendo. Si chiamerà Lo spazzino delle stelle e racconterà della mia esperienza da alcolista ad astrofilo. Non so ancora quando sarà pronto e pubblicato”.

Sara Dainese

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