Ospedale di Mirano. Chiude Cardiochirurgia, infuria la polemica

ospedale MiranoChiude Cardiochirurgia e stavolta non è solo un annuncio. Bisturi nel cassetto già in estate, per smaltire le ferie del personale e iniziare il graduale trasferimento all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Sulla riapertura a settembre c’è però un grande punto interrogativo. Sulla carta la Cardiochirurgia miranese dovrebbe proseguire la propria attività “ad esaurimento” fino al 31 dicembre, in realtà il trasloco a Mestre di medici e prestazioni è già iniziato. A confermarlo è stato il presidente del Veneto Luca Zaia in persona: “La chiusura di Cardiochirurgia a Mirano è legata a direttive nazionali – ha detto Zaia – Mestre e Mirano non raggiungono da sole i numeri stabiliti nei parametri nazionali, anche perché siamo particolarmente bravi e ci sono pure Treviso, Padova o Vicenza. Nessuno mette in dubbio la qualità, ma la poca casistica ci porterà a concentrare le forze, per una disciplina particolare come Cardiochirurgia, su Mestre”.

Discorso chiuso. O quasi. La replica del sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello infatti non si è fatta attendere: “Al di là dell’errore di fondo di eliminare un reparto di riconosciute efficienza e qualità – spiega il sindaco – vanno ricordati al governo della Regione anche i potenziali danni che a livello pratico, nell’immediato, la chiusura della Cardiochirurgia miranese rischia di causare ai cittadini, del Miranese come dell’intero veneziano. Come sarà possibile garantire gli oltre 800 interventi in programma tra Mirano (148 solo in questa prima parte di 2015, oltre 200 in previsione per l’intero anno) e Mestre che da sola ne assicura circa 650 all’anno? Bisogna essere chiari e onesti su questo: non è materialmente possibile. Inoltre, va detto che il reparto di Emodinamica, che a Mirano rimarrà, pure se orfano di Cardiochirurgia, può eseguire alcune delle sue prestazioni solo se affiancato da una Cardiochirurgia. Che ne sarà di queste prestazioni? Come sarà possibile assicurarle in maniera adeguata ai cittadini?”.

Nel botta e risposta tutto politico sul destino della sanità miranese interviene anche l’assessore regionale Luca Coletto: “La Cardiochirurgia di Mirano chiuderà in maniera progressiva, secondo tempi tali da permettere la piena operatività di quella di Mestre. Nessuno toccherà l’Emodinamica interventistica, che è un’eccellenza e che resta a Mirano. Non capisco l’allarme destato da una previsione presente nelle schede ospedaliere sin dal giorno della loro approvazione”. Poi precisa: “Da Mirano a Mestre ci sono pochi chilometri, la Cardiochirurgia mestrina assorbirà tutta la richiesta territoriale e farà anche attrazione extraregionale. L’organizzazione che abbiamo dato alla Cardiochirurgia in tutto il Veneto è efficiente e di altissima qualità per rispondere a tutte le necessità, anche le più complesse. Con 4.232 interventi effettuati in un anno alle aziende ospedaliere di Padova e Verona e negli ospedali di Treviso, Vicenza e Mestre-Venezia nessuno rimane senza cure o attende l’intervento oltre i limiti”.

Resta comunque l’amarezza di un territorio che si vede privato di un reparto di grade eccellenza, che nel corso dei decenni era stato il fiore all’occhiello per tutta la Regione Veneto. La preoccupazione per la chiusura di Cardiochirurgia e il trasferimento di altri reparti fra gli ospedali di Dolo e Mirano, si è estesa poi in queste settimane al comprensorio della Riviera del Brenta.

Filippo de Gaspari

Lascia un commento