Profughi, Baldin: “Governo non tratti Cona e Chioggia a pesci in faccia”

erika baldin chioggia“Il fenomeno dell’immigrazione ha toccato punte di tensione sociale inaccettabili. Credo che la situazione attuale rispecchi l’incapacità gestionale dei partiti tradizionali” è il commento della consigliera regionale di Chioggia Erika Baldin, esponente del Movimento 5 stelle. “Sono stata sia a Cona sia all’ex base di Ca’ Bianca, – prosegue – in un caso per verificare con i miei occhi le condizioni dei profughi nel contesto dell’ex base di Conetta, nell’altro per manifestare assieme ai miei concittadini il disappunto verso l’ospitalità di altre centinaia di persone in una caserma dismessa da 20 anni e inospitale in quanto non è mai stata bonificata dall’amianto. Sono Comuni che si sono già fatti carico oltre ogni previsione legislativa delle proprie responsabilità e non meritano di essere trattati a pesci in faccia dal Governo. Ho parlato con i sindaci, il prefetto, gli ospiti ma soprattutto con i cittadini”.

“A breve – annuncia – faremo un tour presso alcuni centri d’accoglienza. In quell’occasione ricorderemo a tutti la nostra linea sull’immigrazione, che è chiarissima ed ha uno scopo altrettanto chiaro: combattere l’industria dell’accoglienza. Un’industria democratica, in senso ironico, perché vede destra e sinistra ugualmente presenti. Un’industria formata da cooperative in combutta coi partiti, il cui unico interesse è guadagnare sulla pelle degli immigrati a spese dei veneti. In che modo? Facendoli permanere il più a lungo possibile nei centri. Ogni giorno in più queste strutture intascano 35 euro ad immigrato. Il conflitto di interessi è palese”.

“Per questo – conclude Baldin – noi chiediamo che le pratiche per concedere il diritto d’asilo vengano sbrigate in brevissimo tempo (tre settimane), non in due anni come capita spesso. Se un migrante viene riconosciuto come clandestino, deve lasciare il nostro Paese. Siamo disposti ad organizzargli il viaggio. Costerà di meno ai cittadini e saremo sicuri che rispetterà la legge abbandonando il Paese. Infine chiediamo il superamento del trattato di Dublino. Un accordo europeo che intasa la burocrazia e ci penalizza particolarmente data la nostra posizione geografica”.

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