Scorzè, la centrale a biogas non si farà più

INN-BiogasLa notizia ha tenuto banco per anni nel comune di Scorzè: si farà la centrale biogas in via Frattin a Gardigiano? La risposta, negativa, è arrivata dalla Regione, che ha inviato una lettera al Comune, dove si fa sapere che gli interessati non hanno fatto pervenire la Valutazione d’impatto ambientale (Via). Questa sarebbe dovuta essere a supporto del materiale, considerato carente, e l’iter sarà archiviato. Dunque il progetto va accantonato e non ci sarà alcun cantiere nella frazione, dove da tempo si parlava di costruire un impianto dalla potenza di 999 kilowatt.

Avrebbe dovuto generare una potenza termica nominale di 1507 megawatt, una elettrica pari a 0,599 megawatt e una termica da 0,769 megawatt. Il risparmio di anidride carbonica sarebbe stato di 4500 tonnellate. Nei mesi successivi erano state raccolte quasi 300 firme dai cittadini, contrari all’idea, e pure il governo locale era dello stesso parere, esprimendo più di un dubbio. In una delibera, erano stati messi nero su bianco tre punti: intanto la viabilità, dove si precisavano le insufficienti vie d’accesso, le strade sono pericolose che non potevano accogliere un aumento dei mezzi. Il secondo aspetto riguardava le tante famiglie che ci sono nella zona e, infine, lì vicino c’è la vincolata Villa Frattin, che è stata anche la residenza del primo sindaco di Scorzè. Quest’ultima si trova a est dell’azienda agricola, ed è stata pure inserita nell’elenco delle ville venete.

La ditta aveva presentato e modificato il piano del traffico, ma che non ha convinto il sindaco Giovanni Battista Mestriner e i suoi assessori. Il Comune, perciò, ha invitato la proprietà a trovare un’altra area dove costruire l’impianto di biogas, chiedendo di non prevederlo in via Frattin. Su quest’idea, poi, gravava anche la sentenza del Tar del Veneto del 9 febbraio, dove si annullavano tutti i provvedimenti della Regione, della Provincia, dell’Ulss 13, dell’Arpav e di chiunque avesse dato il via libera alla realizzazione. Per il Tar il progetto veniva meno alle norme europee e, prendendo spunto da una sentenza dello stesso tribunale nelle Marche, aveva annullato i procedimenti.

”L’impianto non può neppure essere qualificato come estensione dell’allevamento esistente – si leggeva nella sentenza dalla terza sezione – perché l’utilizzo delle deiezioni animali per alimentare la produzione di energia elettrica non comporta un aumento del numero dei capi di bestiame presenti, e l’impianto, pur essendo operativamente connesso all’allevamento, potendo funzionare anche con altri materiali o altre sostanze organiche, ai fini della valutazione di impatto ambientale, ha una propria autonomia funzionale, essendo volto alla produzione di energia. Pertanto l’impianto deve correttamente essere qualificato come assumibile entro la categoria degli “impianti termici per la produzione di energia elettrica” che deve essere sottoposto a screening”. Ora arriva il documento di Palazzo Balbi a dire che non ci sarà alcun impianto.

 

di
Alessandro Ragazzo

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