Trivelle in Polesine, i 5 Stelle all’attacco “Al voto contro quel decreto”

votoE’ davvero una battaglia che non conosce divisioni politiche, quella contro le estrazioni di metano e idrocarburi in Alto Adriatico. Un bel segnale per un territorio che in altre occasioni ha sempre visto il mondo dei partiti schierarsi in ordine sparso su questioni altrettanto importanti, come per esempio è accaduto per l’annosa questione della opportunità di riconvertire all’alimentazione a carbone la centrale Enel di Polesine Camerini. Forse perché il Polesine è una terra che ha toccato con mano la furia delle rotte, delle esondazioni, delle piene, forse perché ormai la subsidenza è un fenomeno acclarato e ampiamente studiato, lo spauracchio delle trivelle viene però affrontato sempre a ranghi serrati, senza compromessi.

Alle posizioni espresse dal governatore del Veneto Luca Zaia, che di estrazioni non vuole neppure sentire parlare, si uniscono infatti anche i 5 Stelle, che con una nota molto chiara rigettano ogni possibile compromesso a questo proposito. “Il M5S è da sempre schierato con fermezza e coerenza contro le trivellazioni – spiega il comunicato stampa del movimento – La difesa dell’ambiente è una delle nostre stelle e siamo pronti a proteggere il nostro mare con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”. Uno in particolare è quello che, secondo questa impostazione, potrebbe dare i maggiori risultati. Un referendum, ma non nel senso classico, ossia che parta da una raccolta di fi rme spesso non facile da attuare. “Uno di questi strumenti è quello referendario – proseguono infatti i 5 Stelle – nel quale crediamo fermamente. Il nostro pragmatismo politico, la voglia reale di fermare questo scempio, a differenza di partiti che sembrano volerlo fare solo a parole, ci ha fatto prendere una decisione. Raccogliere mezzo milione di fi rme è un’impresa rischiosa, abbiamo scelto quindi la via delle Regioni”.

Esiste infatti una strada alternativa a quella della raccolta fi rme prevista dalla Carta costituzionale per impegnare il governo a indire un referendum. “Ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione – prosegue infatti la nota – se cinque Regioni approveranno la mozione per indire un referendum, sarà possibile farlo senza bisogno di raccogliere fi rme”. Manuel Brusco, consigliere M5S in commissione Ambiente annuncia: “Noi siamo pronti. Siamo già in contatto con le altre Regioni in cui sono presenti esponenti del M5S per fare un’azione coordinata e rapida. E’ infatti necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, ed evitare così che i procedimenti per progetti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi riavviati dall’articolo 35 del ‘Decreto Sviluppo’, arrivino rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo ‘Sblocca Italia’”. Il gruppo M5S conclude: “Speriamo di avere, come accaduto con la nostra mozione contro il ddl scuola, la convergenza della maggioranza in Consiglio. Siano i cittadini a decidere se salvare o meno il proprio mare, la propria terra e il futuro nostro e delle generazioni future”. Un appello a tutti, insomma, perché sia la gente a decidere. Con l’implicita convinzione che, se saranno chiamati alle urne, i veneti (e i polesani su tutti, visto che sono i più toccati dalla questione) sapranno fare la scelta giusta: tutela per la propria terra, per il proprio magico paesaggio.  

 

Elisa Dall’Aglio

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