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Venezia 72: Janis, la recensione

Janis_Joplin_1970Una voce che spacca i cuori, una personalità complessa e travagliata, il racconto di uno dei personaggi più importanti nel mondo della musica internazionale. Lei è Janis Joplin e a raccontarla è un documentario dal titolo Janis, semplice e intimo, come lei. La vita, i sogni e la personalità di una cantante che ha cambiato a modo suo il mondo, riportando in vita il genere soul, una storia interpretata non solo da chi più le stava vicino, senza però comprenderla a pieno, ma soprattutto dalle parole impresse sulle pagine dei suoi stessi diari, rivelatrici di un animo tormentato, alla continua ricerca di attenzioni e conferme sul suo evidente e immenso talento. Un documentario dai toni lievi, che ci trasporta all’interno della dimensione onirica e trasognata di un personaggio la cui totale comprensione sarà forse per sempre inaccessibile.

Amy Berg, con un tocco femminile e delicato, racconta la storia di una Janis sconosciuta: bullizzata a scuola, anticonformista e piantagrane, alla costante ricerca di attenzioni, di divertimento, di andare controcorrente, di farsi strada con la sua voce per schiudersi al mondo e rivelarsi nella sua spontanea natura.

Il documentario esplora il significato del successo in un’anima sconfinata, ma limitata nella sua umana fragilità. Una fragilità che emerge intimamente dalla corrispondenza tra parole e le immagini d’archivio, in cui la grande Janis conferma e trasmette il suo immenso dolore, la sua difficoltà nel sentirsi accettata in un mondo da cui ha sempre cercato di sconfinare.

“Quando cominci ad essere famoso, e te ne rendi conto, tutto ciò che viene dopo è l’ambizione” dice Janis nella scena iniziale del film, il desiderio di diventare sempre di più, di avere sempre di più, perché probabilmente il successo non è solo sete di celebrità, ma forse, per Janis, ed è questo che emerge alla fine da quest’opera, si trattava semplicemente dell’ immenso bisogno di sentirsi amata.