Come leggere le etichette alimentari

etichette alimentariL’etichetta alimentare ha il compito di informare il consumatore sulle reali caratteristiche del prodotto, al fine di orientarne al meglio la scelta commerciale. Ma per compiere scelte consapevoli bisogna saper leggere attentamente le informazioni riportate nelle etichette alimentari, che rappresentano la vera e propria carta d’identità dell’alimento.
Dottori quali sono le regole per saper leggere bene le etichette alimentari ed essere consapevoli della scelta d’acquisto?
“Per saper leggere bene le etichette alimentari innanzitutto bisogna leggere bene la vera denominazione dell’alimento, cioè non solo la sua denominazione usuale es. “Philadelphia” ma anche la denominazione legale o descrittiva “formaggio fresco” o “formaggio fresco spalmabile” per capire bene di che alimento si tratta. Ci si sofferma poi sull’elenco degli ingredienti che devono essere indicati per ordine decrescente di quantità, significa che il primo ingrediente è più abbondante del secondo, il secondo è più abbondante del terzo e così via. Perciò controllando l’ordine degli ingredienti di più prodotti simili, ad esempio la crema spalmabile di nocciole, si sceglierà quella che ha come primi ingredienti le nocciole e il cacao e non zucchero e olio di palma. Per gli intolleranti e allergici a taluni ingredienti è obbligatorio leggere bene l’eventuale presenza di sostanze allergizzanti che devono essere sempre evidenziate, ovvero il font di scrittura dev’essere differente tra ingrediente allergene e non allergene oppure si può anche utilizzare una dimensione maggiore, il corsivo o il maiuscolo. Dopodiché bisogna leggere bene la dichiarazione nutrizionale che deve riportare le seguenti indicazioni minime obbligatorie: valore energetico (espresso in Kcal e in KJ), la quantità di grassi, di cui acidi grassi saturi, carboidrati, di cui zuccheri, proteine e sale e si sceglierà, tra prodotti simili, l’alimento che contiene ad esempio un contenuto di acidi grassi saturi minore. Da soffermarsi poi sul temine minimo di conservazione o la data di scadenza. Il termine minimo di conservazione prevede che l’alimento venga consumato “preferibilmente entro fine […]” e ciò vale per i prodotti poco deperibili (es. conserve alimentari) mentre la data di scadenza prevede che il prodotto sia “da consumarsi il […]” e ciò vale per i prodotti deperibili (es. latte). Per ultimo, ma non di minore importanza, è l’indicazione di origine obbligatoria per alcuni alimenti come le carni di specie bovina, suina, ovina, caprina e dei volatili e di carni utilizzate come ingredienti nei prodotti trasformati inserendo il nome dello Stato membro o Paese terzo in cui l’animale è nato, allevato e macellato e il codice della partita per l’identificazione delle carni. Per i pesci l’indicazione di origine invece prevede che venga inserita la zona di cattura, il metodo di produzione (pescato o allevato) e l’indicazione se il prodotto è stato scongelato oppure è fresco”.

I consumatori sono influenzati dalle pubblicità e dalle immagini riportate nella confezione?
“Sì, molto spesso il consumatore viene influenzato da immagini ed eventuali dichiarazioni che attribuiscono al prodotto caratteristiche che in realtà non ha! Ad esempio non bisogna fidarsi delle scritte promozionali “senza zucchero” perché leggendo bene tra gli ingredienti si può trovare il fruttosio o lo sciroppo di glucosio che sono anch’essi zuccheri che hanno un alto indice glicemico, oppure per renderli più appetibili vengono inseriti tra gli ingredienti oli vegetali e altri grassi che fanno aumentare di molto le calorie rispetto a quelli della stessa categoria a parità di peso.

Dott.ssa Marta Ciriani – Tecnologo alimentare
Dott. Gianluca Rosati – Medico veterinario
Poliambulatorio San Martino – Via Carrarese 66 – Piove di Sacco (Pd) – Tel. 0499703406

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