Csa di Adria privato? Primo stop

csa adriaUn futuro in fase di definizione si delinea attualmente quello delle Ipab, ossia gli Istituti di pubblica assistenza e beneficenza, che svolgono il loro ruolo nel territorio principalmente come case di riposo. La legge a cui si fa riferimento in merito alla gestione di tali strutture è a dir poco attempata se consideriamo che risale al 1890 e fu firmata e approvata da Francesco Crispi, noto per le pagine sui libri di storia. In estrema sintesi la legge ad oggi prevede che gli enti che si occupano della gestione di patrimoni o eredità occupandosi di assistenza agli anziani possano mantenere una loro autonomia statutaria ma ufficialmente rientrino sotto il controllo pubblico, indipendentemente dalle dinamiche che hanno portato alla loro nascita (soprattutto ad inizio del secolo scorso religiose e private). Una legge, per quegli anni, di certo all’avanguardia ma che ad oggi presenta determinati limiti che, nelle altre regioni hanno portato le istituzioni a legiferare in merito, aggiornamenti che in Veneto non hanno ancora portato a stabilire una legge che possa sbloccare la situazione. Un terreno delicato quindi, in cui gli interessi in gioco sono molti e sostanziosi, all’interno del quale la giunta Zaia si sta muovendo con i piedi di piombo. Il 26 giugno scorso è stato infatti presentato da Zaia il progetto di legge n. 25 che di fatto riprende le soluzioni già delineate con la legge 328 del 2000 che a sua volta prevedeva due possibili strade per le Ipab regionali che in tutto il Veneto sono 280 ossia la conversione delle stesse ad enti pubblici a tutti gli effetti (Aziende pubbliche di servizi alla persona) o in enti privati. Entrambe le soluzioni, come ovvio, suscitano parecchie perplessità anche se la prima, ossia la trasformazione in enti pubblici sembrerebbe soddisfare più fazioni rispetto alla seconda che andrebbe a togliere tutte le “garanzie” del pubblico ai dipendenti.

La prima tra l’altro consentirebbe anche di mantenere uno stretto collegamento con le Ulss del territorio per quanto riguarda le scelte strategiche dal punto di vista sociosanitario. In questa situazione di incertezza inevitabilmente si trova anche la casa di riposo di Adria che senza dubbio si trova ad affrontare una situazione nuova per la struttura. La strada che inizialmente sembrava quella defi nitivamente scelta dalla presidente Sandra Passadore e la sua giunta sembrava quella della privatizzazione, rivista poi sottolineando come manchino elementi chiari per poter decidere chiaramente, come dichiarato ai rappresentanti del Comitato per l’art. 32. Proprio questi ultimi hanno dichiarato come dai rappresentanti della giunta della Casa di Riposo Adriese non siano mai giunti possibili evoluzioni in funzione della trasformazione in ente pubblico della struttura adriese, ma come tutte le affermazioni siano state sempre volte alla possibilità di rendere privata la struttura.

Una situazione, quella relativa al Csa di Adria, che trova esempi simili in tutto il Veneto e che proprio in Polesine sta creando non pochi disagi se si prendono in considerazione gli scioperi portati avanti dai dipendenti della Casa del Sorriso di Badia Polesine che stanno protestando contro la depublicizzazione della struttura. Sempre più le strutture che scelgono di attendere sviluppi.

 

Martina Celegato

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