Ilnor si trasferisce a Brescia: a rischio 132 posti di lavoro

sciopero illnor scorze1Un altro gruppo di lavoratori di un’azienda del Miranese vive giorni di apprensione. Sono 132 i dipendenti della Ilnor di Gardigiano che stanno vivendo con angoscia, dopo la notizia della proprietà, la Eredi Gnutti di Brescia, di trasferire la fonderia e alcuni uffici proprio nella provincia lombarda, interessando 25 dipendenti di via Moglianese. Si tratta di una fabbrica storica del territorio, nata nel 1961 e operante nel settore dei semilavorati in rame e leghe dello stesso materiale. E’ considerato uno degli stabilimenti migliori ed è visto come un fiore all’occhiello dell’industria scorzetana. Ma Fiom Cgil e Fim Cisl temono che il quadro poi si aggravi e, a cascata, ci siano altri esuberi nei settori laminazione e manutenzione. E sono stati proclamati giorni di sciopero, presidi fuori dai cancelli della fabbrica, distribuzione di volantini ai passanti. Insomma, scene già viste in passato e che ora stanno toccando altre famiglie.

A Gardigiano sono quasi tutte del Miranese, e temono davvero che nel giro di poco tempo si possa chiudere baracca e burattini, anche perché la notizia arriva dopo quasi tre anni di contratto di solidarietà. Ma sulla vicenda Ilnor, si sta muovendo anche la politica nazionale e regionale. Dopo il senatore Antonio De Poli, dell’Udc Area Popolare, anche “Fare! Con Flavio Tosi” hanno presentato un’interrogazione ai ministri per il Lavoro, Giuliano Poletti, e allo Sviluppo economico, Federica Guidi, per chiedere di aprire un tavolo di confronto che coinvolga gli enti locali, la Regione e sindacati. “La chiusura dello stabilimento di Gardigiano – si legge nel documento – rappresenterebbe un altro durissimo colpo per il territorio, impoverendolo di posti di lavoro con evidenti ricadute sull’intero sistema economico”. Il vice presidente del consiglio veneto ed esponente Pd, Bruno Pigozzo, presenterà un’interrogazione alla giunta. “E’ necessario scongiurare il trasferimento delle attività produttive e amministrative a Brescia – osserva Pigozzo – evitando la chiusura del sito di via Moglianese nonché il licenziamento dei lavoratori. Mi sono già messo in contatto con i rappresentanti sindacali per seguire gli sviluppi da vicino. Sono preoccupato per gli almeno 25 esuberi, in realtà tutti i 132 dipendenti sono in apprensione. La loro età media oscilla tra i 40 e i 50 anni e alcuni hanno alle spalle oltre 25-30 anni di anzianità aziendale e, di questi tempi, trovare un nuovo posto è difficile per tutti”.

Pure i consiglieri regionali Gabriele Michieletto della lista “Zaia Presidente” e Alberto Semenzato della Lega, ha fatto sapere di voler portare la questione in Regione, per tutelare i 132 addetti. “Se l’azienda è sana – fanno sapere – lo si deve anche ai suoi dipendenti che vanno ascoltati e rispettati. Crediamo sia fuori luogo lasciare a casa 25 persone per trasferire altrove”. E ai lavoratori è arrivata la solidarietà dal Partito Comunista d’Italia, che chiede di fare il possibile per evitare di ridurre gli addetti.

di
Alessandro Ragazzo

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