Lorenzo Meneghini, il mister emigrato per amore

lorenzo-meneghiniLa vita, e i suoi imprevedibili eventi, l’hanno portato a Pesaro, città della sua compagna, che circa tre anni fa l’ha reso papà. Dal 2013 Lorenzo Meneghini, rodigino doc, si è trasferito nel secondo Comune per popolazione delle Marche (circa centomila abitanti) e, da quindici giorni circa, il “Menego” è tornato a respirare l’aria del campo da calcio, accettando l’incarico di allenare la formazione dell’Usav (Unione sportiva adriatico victoria) Pesaro, Seconda Categoria. Cinquantadue anni, oltre mille panchine già vissute in molte formazioni polesane e della bassa padovana, ora l’esperienza con il calcio marchigiano. “Avevo voglia di allenare – dice Lorenzo – tanta. Lo scorso anno, tramite una conoscenza, mi avevano proposto anche un paio di formazioni di Promozione, una nella confinante Romagna, ma sarebbe stato un impegno abbastanza gravoso. Qualche mese fa, arriva l’occasione dell’Usav, squadra i cui campi, in sintetico, distano cinque minuti da casa mia. E così, da dopo Ferragosto, via con la preparazione.”
L’ultima panchina polesana di Lorenzo, era stata quella dell’Athesis, ex Vis Lendinara, Seconda Categoria, stagione 2012-2013, terminata ad ottobre. Poi, a gennaio il trasferimento a Pesaro.
Riparti da dove hai lasciato, stessa categoria: quali le prime differenze che hai notato?
“L’Usav Pesaro, l’anno scorso era in Prima Categoria, ed è retrocessa: quest’anno la società vuole valorizzare i giovani, tant’è che in rosa il più vecchio è un classe ’88, il resto quasi tutti ’95 e ’96. È un calcio molto tecnico, diciamo che da noi in Polesine c’è più agonismo, qui sono più “fighetti”. Abbiamo già partecipato alla Coppa Marche e siamo usciti per differenza reti. Ci alleniamo alla sera dalla 19 alle 21 e giochiamo al sabato, qui fino all’Eccellenza si gioca, appunto, di sabato”.
Hai mantenuto contatti con alcuni ex giocatori che hai allenato?
“Poca cosa, si fa presto a perdersi di vista. Recentemente mi hanno cercato, e ciò mi ha fatto molto piacere, alcuni giocatori del Casalserugo che allenai negli anni 2000, perché vogliono fare una rimpatriata, alla quale cercherò di esserci”.
Com’è stato questo periodo di inattività calcistica?
“Mi sono sempre tenuto aggiornato, soprattutto cercando di studiare il modulo dell’allenatore della mia squadra del cuore, il Torino: il 3-5-2 di Ventura è un piacere da vedere e questo splendido tecnico 68enne non ha nulla da invidiare ad allenatori cosiddetti” blasonati”.
Segui il calcio polesano?
“Sì, mi tengo aggiornato. Non molto tempo fa ho incontrato in centro a Rovigo Alessandro Rossi (ex allenatore del Delta, ndr) e abbiamo parlato un po’ di ciò che è successo l’estate scorsa e del campionato da poco concluso. Ho visto che a Lendinara è tornato ad allenare Terenzio Rauli che nel ruolo di direttore sportivo a Rovigo, con Ruggero Ricci in panchina, aveva fatto un ottimo lavoro”.
Come ti trovi a Pesaro?
“Pesaro è una bella città perché ha la fortuna di essere affacciata sul mare, però trovo i suoi abitanti un po’ chiusi. Rovigo mi manca, quasi ogni domenica vengo a trovare mia mamma e mio fratello Bruno: a Rovigo sono nato, cresciuto”.

 

di Cristiano Aggio

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