Pesca, ritarda il rinnovo della concessione: pescatori del Polesine preoccupati

flavio2Il rinnovo della concessione tra Provincia e Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine O.P. è in ritardo di dieci mesi e questo crea grandi preoccupazioni per uno dei comparti leader in Italia. A manifestare le sue perplessità sulla questione della concessione dei Diritti Esclusivi di Pesca nelle acque del Delta del Po ci pensa Paolo Mancin, vicepresidente regionale di Federcoopesca e vicepresidente di Confcooperative Rovigo.

La scadenza naturale della scorsa convenzione era il 31 dicembre 2014, poi ci sono state proroghe fino all’ultima fino a fine mese, ma mentre si avvicina il termine dell’ultima proroga, non si ha ancora nessuna certezza e garanzia: “Con riferimento all’importanza occupazionale, alla capacità produttiva, alle strutture di produzione e trasformazione, alle certificazioni attestanti gli alti standard qualitativi – dichiara Mancin -, l’azienda dovrebbe essere sicuramente un motivo di vanto per tutta la Provincia di Rovigo: per questo motivo non riusciamo a comprendere il motivo per cui la Provincia ritardi l’assegnazione dei diritti esclusivi al Consorzio”.

Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine O.P. è infatti un’azienda leader italiana nel comparto molluschicolo, con produzioni annuali superiori ai 150.000 quintali di molluschi di prima qualità. Con le sue 14 Cooperative e con i suoi 1460 addetti direttamente occupati nell’allevamento dei molluschi, risulta essere una delle maggiori realtà anche a livello europeo e rappresenta di fatto l’azienda con il più alto numero di lavoratori di tutta la Provincia di Rovigo.

Ad aggravare ulteriormente la situazione vi è il fatto che si ventila la possibilità di suddividere l’assegnazione delle aree lagunari andando, di fatto, a disgregare e a frammentare la realtà produttiva,
generando tanti piccoli poli per i quali non si ha nessuna garanzia di concreta stabilità sia in termini
occupazionali, sia qualitativi e di sicurezza sanitaria.

Federcoopesca evidenzia come porterebbero alla chiusura di una realtà affermata, che ha dato risultati
importanti e promuoverebbero invece la creazione di micro realtà produttive, come è avvenuto in modo deleterio in aree limitrofe, che sicuramente non darebbero nessun tipo di garanzia occupazionale, qualitativa, di vigilanza, di disponibilità, di investimento. “Credo nel dialogo e nel buon senso – conclude Mancin – e una soluzione con la buona volontà si può trovare per il bene dei nostri pescatori”.

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