Annunciati nuovi tagli alla sanità, a pagare saranno i cittadini

sanita177uMentre in regione si sta tentando di scrivere una pagina nuova per la Sanità veneta con una riforma che promette un risparmio tra i 40 e i 60 milioni di euro, dal Governo arrivano nuovi tagli ai trasferimenti.

“Il Patto Nazionale per la Salute è oramai carta straccia – commenta l’Assessore alla Sanità veneta Luca Coletto -. Praticamente a solo un anno dalla ‘storica’ fi rma tra Governo e Regioni, Renzi e la Lorenzin non hanno mantenuto un impegno che sia uno. Di fatto si sta violando il diritto costituzionale alla sanità universale. Senza applicare i costi standard e risparmiare dove si spreca davvero l’insostenibilità è alle porte anche per i virtuosi come il Veneto”. “Dicano ciò che vogliono – incalza Coletto – ma la sanità sta finendo in ginocchio. La realtà è un taglio alle Regioni di 2,3 miliardi già quest’anno, ai quali si aggiungerà un 2016 da paura: rispetto a quanto previsto dal ‘fu’ Patto Nazionale per la Salute (un aumento del Fondo Sanitario di 3 miliardi) ne resta uno. Sulle spalle delle Regioni, alla faccia dei solenni impegni più volte sbandierati, resterà un ulteriore miliardo di spesa aggiuntiva determinata dai maggiori costi per erogare i nuovi farmaci per l’epatite e gli altri farmaci innovativi. Di fatto si tratta di almeno 3 miliardi di tagli”.

Il Presidente Zaia, tornato insoddisfatto dell’esito del vertice delle Regioni con il Presidente del Consiglio ha evidenziato come i tagli lineari non ci premino affatto, in quanto il Veneto è il più “risparmioso” d’Italia. “I costi del personale – fa notare Zaia – sono tra i più alti in assoluto, e quindi tra quelli dove si può fare meglio in assoluto in tema di costi standard e spending review. Sono perciò felice – aggiunge il Governatore– di quanto certifi cano i dati dell’Agenas, che ci indicano come i più risparmiosi d’Italia. Il costo medio annuo del personale del servizio sanitario pubblico in Veneto – rileva Zaia – è di 51.571 euro, contro una media nazionale di 56.273 euro e numerosi picchi che arrivano agli 82.384 euro l’anno della Provincia Autonoma di Bolzano, ai 62.439 della Campania, ai 60 mila e più di Lazio, Valle D’Aosta, Sicilia e Calabria. Siamo ultimi in Italia, quindi orgogliosamente primi!”.

A fronte di tutto ciò la maggioranza a palazzo Ferro Fini considera sempre più urgente la riforma sanitaria e a fi ne ottobre ha depositato in Commissione Sanità un maxi-emendamento sul testo di legge Azienda Zero. “Il testo è il risultato di un importante lavoro di ascolto che ha visto coinvolte tutte le realtà della Sanità e del Sociale veneto, con particolare attenzione alle proposte che ci sono arrivate dagli amministratori locali – annunciano i capigruppo di maggioranza, Silvia Rizzotto, Nicola Finco, Massimiliano Barison, Sergio Berlato e Antonio Guadagnini -”. Secondo quanto affermato dai capigruppo la programmazione sanitaria resterà in capo al Consiglio regionale e alla Giunta, come previsto dalla carta statutaria del Veneto.

“Per i cittadini non cambierà nulla rispetto agli attuali servizi – sottolineano – anzi, i risparmi ottenuti potranno essere investiti per il miglioramento delle prestazioni e per l’abbattimento delle liste di attesa; l’Azienda Zero si occuperà tra l’altro degli acquisti centralizzati, del modello assicurativo del sistema sanitario regionale, dell’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie e della gestione del contezioso sanitario; resterà inalterato il ruolo della Conferenza dei Sindaci e la fi gura del Direttore servizi sociali”. Il maxiemendamento non è piaciuto alle minoranze in consiglio. Il Pd, accusa la maggioranaza di aver modifi cato, il 75% della proposta di legge iniziale. “Per noi una riforma così radicale e strutturale – ha detto Bruno Pigozzo, consigliere Pd – è possibile solo dopo un’ampia consultazione e dopo l’accordo tra le parti protagoniste. Per questo chiediamo che l’iter del Pdl 23 si fermi e ci sia il tempo utile – potrebbe essere una fi nestra temporale di un anno o due – per sviluppare una proposta concreta, sostenibile, non fantasiosa e realmente condivisa”.

 

di
Elisa Dall’Aglio

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