Sospensione servizio ponti in chiatte: i cittadini lanciano una raccolta firme

ponte di chiatteDal primo gennaio 2016 non sarà più possibile transitare sui ponti in chiatte, che verranno parzialmente rimossi per consentire il transito dei detriti lungo i rami del Fiume Po. La notizia ha fatto saltare sulla sedia i cittadini di Oca Marina, Gorino Sullam, Gorino Veneto, Bacucco, Santa Giulia, Scardovari, Gorino Ferrarese e Goro, che hanno deciso di promuovere una raccolta firme per sensibilizzare le istituzioni. Già duemila persone hanno già risposto all’appello e altri ancora vogliono aderire.
“Molti di noi dipendono per la vita quotidiana dai Ponti in chiatte presenti sul Po di Gnocca e sul Po di Goro – scrivono nella lettera aperta inviata a tutte le autorità, locali, regionali e nazionali interessate -. L’interscambio tra le varie località dei Comuni di Ariano nel Polesine, Goro, Porto Tolle e Taglio di Po è sempre stato intenso, incentivato negli ultimi 40 anni dalla costruzione di due ponti in chiatte che hanno permesso di collegare in maniera più rapida e veloce il Veneto con l’Emilia Romagna, l’Isola di Ariano con l’Isola della Donzella. Le due strutture, che nella visione iniziale dovevano essere provvisorie, col passare del tempo sono diventate costruzioni fisse e fondamentali, le persone che giornalmente usano e dipendono da queste strutture sono circa 3.500”.
E fanno alcuni esempi: l’ufficio Postale si trova solo a Oca Marina o a Goro, le banche sono a S. Giulia o a Goro, per il rifornimento di carburante è necessario andare a S.Giulia o Gorino Ferrarese, il medico di famiglia non è presente a Gorino Veneto. “Inoltre, molte persone lavorano nelle varie comunità, utilizzando i ponti giornalmente, se queste strutture non fossero più utilizzabili questi lavoratori dovrebbero fare dai 70 ai 130 km ogni giorno per recarsi sul luogo di lavoro oppure considerare seriamente l’ipotesi di cambiare lavoro, cosa non facile soprattutt ocon la crisi attuale”.
I cittadini precisano anche che le due strutture sono importanti anche dal punto di vista turistico: “Quello sul Po di Goro rappresenta il collegamento che consente di creare quel ‘Grande Delta’ recentemente sancito dall’UNESCO, mentre quello sul Po di Gnocca rappresenta l’ideale prosecuzione del “Percorso delle Valli” che consente a molti turisti di visitare il Delta del Po dalle saline di Comacchio alle Valli di Rosolina. Questo permette di creare un indotto economicamente rilevante che da la possibilità a molte attività ricettive e non solo, di lavorare e far lavorare numerosi addetti”.
Se i ponti fossero chiusi, concludono, “i danni, non solo per le nostre comunità, ma anche per tutto il Delta sarebbero veramente ingenti, molte famiglie sarebbero divise da decine di chilometri di asfalto pur abitando a 500 metri di distanza in linea d’aria, molti si dovrebbero sobbarcare centinaia di chilometri per andare a lavorare o semplicemente per recarsi dal medico. Per questa ragione siamo a richiedere urgentemente un aiuto economicamente concreto per risolvere questa spinosa questione e un incontro per definire e chiarire in maniera definitiva chi debba sostenere queste strutture, le Istituzioni o i Cittadini?”.

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