Profughi a Bagnoli, prove di convivenza a San Siro

bagnoli profughi arrivo3Dagli inizi di novembre la Prefettura di Padova ha spostato dalla Prandina circa 120-130 richiedenti asilo, di varie etnie e provenienti da diverse nazioni, nelle strutture della base militare di San Siro che la stessa Prefettura ha acquisito in locazione dal demanio statale (l’altra parte della base è stata acquisita in locazione annua dal Comune). Su tale decisione il comune di Bagnoli non ha avuto alcuna facoltà e potere giuridico di interferire. Infatti, fi n dalle prime notizie arrivate nell’estate scorsa, l’amministrazione comunale di Bagnoli è stata ed è tutt’ora contraria alla costituzione di un hub a San Siro perché ritiene che il concentramento di un numero così massiccio di richiedenti asilo sia fonte di disagio e renda molto difficile l’integrazione.

L’amministrazione di Bagnoli, suo malgrado, deve ora gestire responsabilmente la questione, come sta cercando di fare, man mano che i problemi si presentano. Una proposta concreta per affrontare il problema è stata individuata nell’occupazione dei richiedenti asilo in opere socialmente utili per la comunità di Bagnoli effettuate gratuitamente per il comune. Il 12 novembre scorso è stato infatti firmato l’accordo per il protocollo d’intesa che prevede l’impiego dei richiedenti asilo in opere utili per il comune di Bagnoli assieme alle cooperative sociali “Populus”, la “Casa So.La.Re.” ed Ecofficina. “Questo è un modo per poter ricambiare l’ospitalità e per svolgere un’attività- spiega il sindaco, Roberto Milan- Per la collettività è una opportunità per aver qualche servizio e anche per conoscere i richiedenti asilo. Le opere su cui possono essere impegnati secondo il protocollo sono: la tinteggiatura delle strutture di pertinenza comunali, la cura degli spazi pubblici, del verde, delle strade e delle caditoie, l’asportazione delle erbe infestanti, la raccolta del verde, cura delle dotazioni e dell’arredo urbano comunali, lo svuotamento dei cestini, l’attività inerenti al ripristino e miglioramento dello deflusso delle acque, la diffusione di materiale informativo di pertinenza comunale e la pulizia e cura delle strutture comunali. Penso che la convivenza dei prossimi mesi possa essere affrontata più serenamente con il contributo del servizio gratuito e volontario dei migranti in favore della collettività. Nella speranza che le criticità finiscano presto e che la permanenza presso la base sia più tranquilla possibile per tutti, mi auguro che prevalga il rispetto e il buon senso in tutti.”

E’ impegno delle cooperative la formazione necessaria affinché possano attendere alle attività previste; gli eventuali strumenti, attrezzature e dispositivi di protezione individuale per l’esercizio delle attività al fi ne di ridurre al minimo i rischi per la propria e per l’altrui incolumità; un’adeguata copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e contro gli infortuni; idonei strumenti di riconoscimento da indossare nell’ambito delle attività di volontariato svolte. Dentro alla base vige il divieto assoluto di consumare alcolici. Fuori invece qualcuno di loro alza anche il gomito. Casi isolati, spiega chi li segue tutti i giorni, anche perché i migranti sanno che rischiano di essere cacciati per questa condotta. “Li controlliamo all’ingresso e sequestriamo gli alcolici che troviamo – spiegano i responsabili della Cooperativa Ecofficina che gestisce i due centri – eseguiamo anche gli alcoltest e chi viene beccato ha una diffi da. La seconda volta però cessa la protezione. Quindi conviene loro non sgarrare”.

 

di
Cristina Lazzarin

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