Porto Tolle, ponti di barche a rischio, comunità sotto shock

Parco delta del PoQuestione di vita o di morte per 3500 persone. Senza quei due ponti di barche la vita non sarebbe più la stessa. Percorsi di pochi chilometri diverrebbero di 70, 100, 130 chilometri. Insostenibili dal punto di vista economico, ma anche per i tempi di percorrenza. E’ per questo che un gruppo di cittadini, unendosi alle azioni già intraprese dagli amministratori comunali dei territori interessati, ha lanciato una raccolta firme. Già 2mila circa gli aderenti Marco Freguglia, Vittorio Pizzo, Michele Ferro, Ginetto Rosestolato, Gianni Rosestolato, Leandro Maggi, hanno scritto ai presidenti delle due Regioni (Veneto ed Emilia Romagna) interessate dai collegamenti, ai consiglieri regionali, ai sindaci, ai presidenti della Provincia, al commissario dell’ente Parco, ai prefetti e a tutte le autorità possibili e immaginabili per descrivere la loro difficilissima situazione. E chiedere un intervento che eviti quella che sarebbe una vera e propria follia: la chiusura dei ponti di barche. “In questi giorni – si legge nel documento – i cittadini delle comunità di Oca Marina, Gorino Sullam, Gorino Veneto, Bacucco, Santa Giulia, Scardovari, Gorino Ferrarese e Goro hanno appreso che il servizio verrà garantito solo fino al 32 dicembre e che dal 1° gennaio non sarà più possibile transitare sui ponti in chiatte, che verranno parzialmente rimossi per consentire il transito dei detriti lungo i rami del Fiume Po.

Per questa ragione come liberi cittadini abbiamo deciso di promuovere una raccolta firme per sensibilizzare le Istituzioni su questo gravissimo problema, in circa 2000 persone hanno già risposto al nostro appello e molti altri ancora vogliono aderire a questa nostra iniziativa”. “Molti di noi dipendono per la vita quotidiana dai ponti in chiatte presenti sul Po di Gnocca e sul Po di Goro. L’interscambio tra le varie località dei Comuni di Ariano nel Polesine, Goro, Porto Tolle e Taglio di Po è sempre stato intenso, come avviene per tutte i territori di confine, incentivato negl’ultimi quarant’anni dalla costruzione di due ponti in chiatte che hanno permesso di collegare in maniera più rapida e veloce (prima esistevano solo piccoli traghetti o barche private) il Veneto con l’Emilia Romagna, l’Isola di Ariano con l’Isola della Donzella. Le due strutture, che nella visione iniziale dovevano essere provvisorie, col passare del tempo sono diventate costruzioni fisse e fondamentali, le persone che giornalmente usano e dipendono da queste strutture sono circa 3.500”. Una quotidianità senza questi collegamenti è semplicemente impensabile, dal momento che numerosi servizi sarebbero del tutto inaccessibili, a meno di sobbarcarsi trasferte insostenibili.

“A titolo esemplificativo – prosegue la accorata lettera – l’ufficio postale si trova solo a Oca Marina o a Goro, le banche sono a Santa Giulia o a Goro, per il rifornimento di carburante è necessario andare a Santa Giulia o Gorino Ferrarese, il medico di famiglia non è presente a Gorino Veneto. Inoltre molte persone lavorano nelle varie comunità, utilizzando i ponti giornalmente, se queste strutture non fossero più utilizzabili questi lavoratori dovrebbero fare dai 70 ai 130 chilometri ogni giorno per recarsi sul luogo di lavoro oppure considerare seriamente l’ipotesi di cambiare lavoro, cosa non facile soprattutto con la crisi attuale”.

 

di
Guendalina Ferro

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