lunedì, 15 Agosto 2022

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    HomePadovanoConcerto dei detenuti del carcere di Padova, papa Francesco ringrazia

    Concerto dei detenuti del carcere di Padova, papa Francesco ringrazia

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    Concerto carcere 1«In tutte le cattedrali del mondo, vengono aperte le Porte Sante, perché il Giubileo della Misericordia possa essere vissuto pienamente nelle Chiese particolari. Auspico che questo momento forte, stimoli tanti a farsi strumento della tenerezza di Dio. Come espressione delle opere di misericordia, vengono aperte anche le “Porte della Misericordia” nei luoghi di disagio e di emarginazione. A questo proposito, saluto i detenuti delle carceri di tutto il mondo, specialmente quelli del carcere di Padova, che oggi sono uniti a noi spiritualmente in questo momento per pregare, e li ringrazio per il dono del concerto». Così papa Francesco all’Angelus di domenica 13 dicembre, ha ringraziato da piazza San Pietro l’orchestra che per l’occasione ha suonato in diretta dalla casa di reclusione Due Palazzi di Padova.

    Da qui oltre centocinquanta detenuti, operatori e volontari della casa di reclusione hanno seguendo la preghiera del papa. Il laboratorio che normalmente accoglie il magazzino di biciclette è stato trasformato in una sala da concerto per l’orchestra seguita in diretta da Tv2000, dalla Rai con Rainews24, Rai3 e Rai5 Cultura – con la giornalista Caterina Doglio per lo speciale “Giubileo, l’altro sguardo” che andrà in onda il 3 gennaio.

    È stato un evento senza precedenti, un concerto di un’orchestra di ragazzi, i Polli(ci)ni del Conservatorio Cesare Pollini di Padova, all’interno di un carcere. «Un concerto per ringraziare papa Francesco», spiega Nicola Boscoletto, presidente di Officina Giotto, che con la parrocchia del carcere ha organizzato l’evento, «di aver scelto di diventare la voce degli ultimi, quelli di cui non parla nessuno. Qui tra queste mura può capitare di vedere il più bello spettacolo a cui si possa assistere: gli occhi di persone cambiate».

    Dopo l’Angelus, sono stati eseguiti brani di Bach, Massenet, Grieg, Morricone, Anderson e Warren, intervallati da brevi messaggi dei protagonisti, in primo luogo dei detenuti. «Diventando cristiano», è il racconto di Gaetano, «una frase mi colpiva durante il cammino di preparazione: “Laddove abbonda il peccato, la grazia di Dio sovrabbonda”.

    Nel momento dei saluti finali i detenuti hanno lasciato un messaggio al Pontefice: «Caro Papa Francesco, la tua vicinanza è per noi motivo di speranza, la tua attenzione ci fa sentire più vivi che mai», ha detto Guido, detenuto che lavora al call center della casa di reclusione, «ringraziamo Dio per il dono che sei per tutti noi carcerati e per tutte le persone del mondo. Grazie Papa Francesco. Un forte abbraccio. E ricordati che preghiamo per te». Lo stesso messaggio è stato ripetuto in otto lingue diverse: anzitutto in spagnolo, la lingua del papa, poi in albanese, arabo, kossovaro, cinese, portoghese.

    L’ultimo brano è stato accompagnato a ritmo dal battito di mani dei detenuti che hanno anche chiesto il bis. I ragazzi, usciti tra gli applausi hanno poi fatto ritorno chi a casa e chi in cella, varcando le porte che grazie a papa Francesco possono diventare contrassegnate della misericordia.

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