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Tornado in Riviera: 4 milioni dalla Regione, ancora nessuna certezza dal Governo

tornado_venetoAncora nessuna certezza per le vittime del tornado in Riviera del Brenta. I giorni passano a Dolo, Mira e Pianiga, diventando mesi, e intorno alle case e alle aziende che il vento ha spazzato via i calcinacci della burocrazia e dell’incertezza continuano a intralciare la strada del ritorno alla normalità.

Qualche ora fa è stato approvato il rifinanziamento della Legge Speciale per Venezia, che prevede lo stanziamento di 65 milioni di euro dal 2016 al 2022. Il Sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Pier Paolo Baretta, ha dichiarato che si tratterà di “somme destinate ad investimenti e quindi utili per migliorare il territorio”, ma nulla di concreto ancora è stato previsto per aiutare i privati colpiti dal tornado, nonostante Baretta abbia promesso “l’impegno del Parlamento ad inserirli nel fondo generale per le calamità costituito nella legge di stabilità e che prevede anche il rimborso ai privati”.

Ci vogliono 100 milioni di euro per rimettere in piedi le 500 abitazioni della Riviera del Brenta. Somme che i privati cittadini non sono in grado di sostenere, senza un tempestivo aiuto da parte delle istituzioni, considerato che non solo molte attività commerciali rischiano il fallimento, ma molti degli stabili sono inagibili e, con l’inverno che incalza, le soluzioni scarseggiano.

Intanto, la Giunta Regionale ha approvato ieri il provvedimento con cui destina 4 milioni 690 mila euro ai comuni di Dolo, Mira e Pianiga da assegnare ai privati come contributo per il ripristino dei danni. Fondi che, in ogni caso, non arriveranno prima di qualche mese.

Francesco Gislon, presidente dell’Associazione Famiglie Vittime del Tornado commenta così: “Ci dicono di avere pazienza. Le nostre case sono crollate quando c’erano 35 gradi all’ombra, adesso la temperatura è quasi sotto lo zero. Forse abbiamo orologi diversi, ma per noi cinque mesi sono tanti, e doverne aspettare altrettanti per capire ciò che succede per noi è molto, siamo in difficoltà, anche psicologica.”

“C’è molta determinazione e molta voglia di ripartire, – prosegue Gislon – ma quello che ci spaventa è il prezzo che dovremo pagare. Alcuni di noi sono parzialmente coperti dall’assicurazione, altri si sono dovuti indebitare, e questi debiti li lasceremo in dote ai nostri figli. Siamo molto amareggiati per questa situazione e per la distanza tra noi e le istituzioni, ma non ci daremo per vinti”.

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