Home Rodigino Ospedale di Rovigo, la protesta: "Un medico per nove reparti"

Ospedale di Rovigo, la protesta: “Un medico per nove reparti”

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Ordine dei medici provinciale e sigle sindacali del settore sanitario uniti contro la riduzione da due ad uno dei medici in servizio durante le guardie notturne. La riorganizzazione varata dai dirigenti dell’Ulss 18 di Rovigo e comunicata, attraverso una informativa, al personale, fa mobilitare tutte le sigle sindacali con l’appoggio dell’Ordine provinciale dei medici ed odontoiatri presieduto da Francesco Noce. “La direttiva trasmessa ai dipendenti dell’area medica – spiega Davide Banazzo, segretario di Fp Cgil – detta diverse priorità tra cui l’unificazione di due turni di guardia notturna in uno, con i medici che si ritroveranno dunque in nove per un totale di 140 posti letto per acuti da seguire”. E’ questo il dato che fa allarmare i camici bianchi delle sigle sindacali dei medici Fp Cgil, Anaao-Assomed, Cimo, dei radiologi Snr e degli anestesisti e rianimatori Aaroi-Emac che hanno messo nero su bianco tutto il proprio disappunto in una lettera inviata alla direzione dell’Ulss in cui chiedono “l’annullamento della riorganizzazione comunicata nell’incontro con la dirigenza lo scorso 5 novembre”. Inoltre chiedono un impegno da parte dell’Ulss ad avere più risorse da parte della Regione Veneto.“Quella della guardia unica – aggiunge Senesi di Anaao-Assomed – è una riduzione già respinta anni fa. E non più tardi di luglio, le guardie notturne lamentavano il soprannumero dei ricoveri notturni. Da allora sono passati oltre quattro mesi e nulla è cambiato”. A questo punto, Senesi e Benazzo illustrano l’ipotetica soluzione emersa durante l’assemblea del personale: affiancare il medico titolare della guardia ad un medico volontario reperibile in caso di bisogno. “E’ una sorta di ‘resistenza passiva’ – sottolinea Benazzo – che permetterebbe di far fronte alla situazione nel caso si presentassero due urgenze contemporaneamente”.
I sindacati, nella lettera inviata ai dirigenti dell’Ulss 18, chiamano in causa il codice deontologico dell’Ordine dei medici ed, in particolare l’articolo 70: “Il medico non assume impegni professionali che comportino un eccesso di prestazioni tale da pregiudicare la qualità della sua opera e la sicurezza della persona assistita”.
“La guardia unica – conclude Senesi – è stata decisa come atto d’urgenza e si rifa ad una legge risalente al 1991 che prevedeva la guardia unica tra servizi omogenei su un limite di 160 posti letto. Nel ‘91, però, non c’era la distinzione tra l‘ospedale per acuti’ e non e un malato di oggi nel vale due dell’epoca per acuzie”.

 

Il presidente Noce: L’ultima protesta così avvenne ben 23 anni fa

Una mobilitazione generale per dire a gran voce che “la situazione della sanità nel Paese è preoccupante”. Non usa mezzi termini il presidente provinciale dell’Ordine dei medici ed odontoiatri di Rovigo, Francesco Noce, per esprimere la propria preoccupazione di fronte alle riforme della sanità proposte da palazzo Chigi. Preoccupazione che ha visto la Federazione nazionale degli ordini dei medici schierata al fianco di tutte le sigle sindacali del settore sabato 28 novembre a Roma per una manifestazione a cui ha partecipato anche una delegazione di Rovigo. Erano oltre vent’anni che l’Ordine non scendeva in piazza per protesta: “L’ultima – chiarisce Noce – risale al 1992 quando fu varato il decreto De Lorenzo”.
Le motivazioni della mobilitazione è sempre Noce a spiegarle: “Vogliamo sottolineare il disagio che sta vivendo la professione medica – ha continuato il presidente – dobbiamo fare i conti quotidianamente con una programmazione che sta facendo acqua a cui si aggiungono anni di blocchi del turn over, diverse finanziarie, anni di blocchi delle piante organiche, una sempre maggiore burocratizzazione del sistema che toglie tempo alle cure dei malati, dei budget sempre più ridotti e le 208 prestazioni inserite nel decreto ministeriale limiteranno la libertà di prescrizione. In più non riusciamo a dialogare con il Ministero. E questo è il risultato”.
Ad aumentare la preoccupazione dei medici e dell’Ordine che li rappresenta c’è poi il fatto che entro i prossimi 5 o 7 anni al massimo, il 50% dei medici di famiglia andrà in pensione. “Come saranno sostituiti?” ha chiesto Noce prima di concludere: “Neanche nella Conferenza Stato-Regioni si trovano delle soluzioni a causa della frammentazione della gestione della sanità regionale e provinciale”.

PALAZZO NODARI  ”AVEVAMO RAGIONE”

Azienda zero, anno zero. Il progetto di legge 23 presentato dal presidente della Regione Luca Zaia in persona, è divenuto il primo vero ostacolo da superare in una maggioranza che non sembrava poter mostrare crepe. Invece sulla proposta di “Istituzione dell’ente di governance della sanità regionale veneta denominato ‘Azienda per il governo della sanità della regione del veneto – Azienda zero’. Disposizioni per la individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle aziende Ulss”, anche i muscoli leghisti si sono trovati impegnati in un braccio di ferro più duro del previsto.
La necessaria forzatura è dovuta alla volontà di approvare tutto entro la fine dell’anno, ma le divergenze che sono comparse un po’ a macchia di leopardo, rendono tutto in salita.
Per gennaio, forse, si riuscirà a terminare il passaggio in commissione, ma quello in consiglio sembra dover aspettare il 2016. La trasformazione in questo caso è la rivoluzione della sanità veneta.
La decisione di creare l’Azienda Zero, come si legge nella relazione introduttiva, “risponde esattamente a queste finalità: unificare e centralizzare in capo ad un solo soggetto le funzioni di programmazione, di attuazione sanitaria e socio-sanitaria, nonché di coordinamento e governance del Ssr, riconducendo a esso le attività di gestione tecnico-amministrativa su scala regionale”. In sostanza, un nuovo ente: una super-Ulss che si occuperà di tutte le decisioni strategiche, dagli appalti alla scelta della procedure da seguire.
Parallelamente, si prevede la riduzione delle Ulss “normali” da 21 a 7, una per ogni provincia: Dolomitica, Marca Trevigiana, Serenissima, Polesana; Euganea, Berica, Scaligera.
Nella nuova denominazione, l’Ulss unica di Rovigo dovrebbe essere la 4. La fine del dualismo delle aziende sanitarie in Polesine è da salutare con favore, perché permetterebbe di tagliare sui costi “amministrativi”, garantendo più risorse per i servizi.
Ma Adria è già in clima elettorale e, ovviamente, questo tema è già motivo di aspri scontri.
La difesa dell’Ulss locale viene interpretata come la difesa dell’ospedale della città etrusca, anche se in realtà il Piano socio-sanitario non fa riferimento alle Ulss ma già ai territori provinciali. Un bene o un male questo taglio?
E’ questa la cura per la sanità polesana e veneta? Diagnosi difficile tanto che i “medici” che siedono a Palazzo Ferro Fini sono in disaccordo fra loro. La prognosi al momento è riservata.
Resta anche da capire quando in effetti entreranno in vigore queste modifiche. Il mandato di tutti i direttori gerenali scade con la fine dell’anno, ma non è ancora definita la tempistica della riforma delle Ulss, tanto che si è anche parlato della possibilità di alcune proroghe o di commissariamenti di alcuni mesi.

di Elisa Barion e Francesco Campo

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