Tania Maritan, una mamma coraggio ad Arino di Dolo

tania maritanTania Maritan è la mamma di Aurora Masato, una bambina che, a causa di un brutto incidente automobilistico, ha subito dei gravissimi danni fisici. Aurora è nata il 10 luglio del 2009 a Dolo, aveva cominciato ad andare all’asilo nido e la mamma era tornata al lavoro.
Nel gennaio del 2013, mentre Tania e Aurora tornavano da una gita fuori porta, si sono viste tagliare improvvisamente la strada da un’auto Tania ha perso il controllo del mezzo che si è scontato contro un’auto nella corsia opposta.
“Quell’incidente è stato gravissimo, siamo vive per miracolo. Io sono stata portata all’ospedale di Mestre e Aurora a Padova, eravamo entrambe in coma. Dell’incidente ricordo solo una grande luce che mi veniva addosso, ho pensato: ‘Dio salva mia figlia’. Dopo 20 giorni di coma mi sono svegliata intubata, ero ricoverata nel reparto di rianimazione: avevo le costole rotte e gli occhi in dentro, i polmoni erano afflosciati, avevo emorragie interne, l’aorta chiusa, lesioni al midollo e un brutto trauma maxillofacciale. Ho pensato subito ad Aurora, avevo fretta di mettermi in piedi per lei, non mi rendevo conto che non riuscivo a muovere nemmeno un muscolo. Sono rimasta lì per quasi un mese, i dolori erano atroci e, a volte mi auguravo di morire, poi chiedevo scusa perché dovevo pensare ad Aurora. Mi è stato molto vicino il primario Corrado Insolia che tante volte mi ha incoraggiata. In seguito sono stata portata all’ospedale agli Alberoni”.
Aurora dov’era?
“Lei era a Padova. Una volta scoperto dov’era, e attraverso non poche peripezie, sono riuscita a farmi portare da lei. Ero in carrozzina, con il catetere e vedevo solo ombre. La mia bambina aveva 40 punti in viso e il corpo in trazione. Mi sono girata dall’altra parte e ho pianto. Lei mi ha afferrato la mano e mi ha detto: mamma non piangere, sono ancora viva”.
Un po’ alla volta è riuscita ad avere dei miglioramenti fisici e Aurora?
“E’ stata dura perché ero messa male e ho avuto diverse ricadute. Mi avevano detto che lei sarebbe rimasta in carrozzina per tutta la vita, ma io non volevo arrendermi e così mi sono consultata con altri specialisti in Italia. Poi ho tradotto le cartelle cliniche di Aurora, in francese e inglese, e le ho spedite in tutti gli ospedali più rinomati del mondo. Al Kennedy Institute di Baltimora mi hanno dato una speranza. Nel frattempo avevo perso il lavoro e avevo bisogno di parecchi soldi per spostarmi con Aurora. Mi sono rivolta ai giornali, alle tv, ai miei ex clienti e alle persone che conoscevo: in meno di due mesi, grazie alla generosità delle persone, avevo raccolto quasi 60 mila euro”.
Com’è andata negli States? 
“Siamo rimaste lì 20 giorni, in quel tempo sono riusciti a toglierle il busto e a farle muovere i piedi”.
Dopo Baltimora siete andate all’ospedale del Kentucky.
“Pietro Martire, un caro amico, mi aveva mandato un articolo che parlava di questo ospedale, dove usano nano trasmettitori. In video conferenza, dei medici americani, hanno visto Aurora e mi hanno detto che la lesione non era completa e che c’erano buone possibilità, ma per intervenire chirurgicamente bisogna aspettare i 18 anni; mi hanno dato altre possibilità con il loro centro ricerche. Adesso Aurora è seguita dall’ospedale Gervasutta di Udine che collabora con quello del Kentucky; i miglioramenti ci sono stati. C’è da dire che Aurora è bravissima e si impegna molto per migliorare”.
Delusioni?
“La nostra sanità. Ci hanno dato una sentenza definitiva e terribile e non hanno certo favorito il consulto e la collaborazione con altri specialisti. Poi, per quanto riguarda le leggi riguardanti gli incidenti stradali, vorrei che cambiassero perché le vittime non rimangano tali e i colpevoli siano giustamente puniti”.
Progetti?
“Cerco di insegnare a mia figlia che dovrà sfruttare le sue capacità cognitive perché è molto intelligente. In ogni caso spero sempre di vederla più autonoma possibile. Come ogni genitore vorrei che avesse il meglio della vita e, quando sarà grande, le auguro di trovare una persona che le vuole bene”.
La sua tenacia è stata premiata e i risultati sono arrivati.
“Io non mi arrenderò mai perché devo pensare al bene di Aurora. Se qualcuno è in una situazione come la mia, e ha bisogno di una parola, io sono qua”.

Roberta Pasqualetto

Lascia un commento