Monselice, Nek tra occupazione e tensioni

lavoratrici nek monseliceFestività tra tensione e polemiche davanti al centro di riciclo Nek, che si occupa del recupero di materie plastiche, occupato dalle lavoratrici licenziate prima di Natale. Sono rimaste al loro posto anche a San Silvestro e Capodanno, sostenute dall’Adl Cobas che ha organizzato una festa di fine anno con mamme e bambini. Solo dopo qualche tensioni e due assemblee dei lavoratori della Società Libera si è giunti ad un parziale accordo che però non ha risolto tutti i problemi né messo fine all’occupazione.

La protesta era nata il mese scorso in seguito al taglio in busta paga di 80 euro. Quindi nel tentativo di impedire al presidente di Libera di entrare in cantiere, le lavoratrici si sono beccate una denuncia per violenza privata in concorso, finendo poi per essere licenziate. Nel frattempo c’è stato anche un misterioso sabotaggio ad alcuni macchinari che potranno essere riparati in non meno di tre mesi. Prima di Natale quindi è scattata l’occupazione, confermata anche dopo la mediazione della Prefettura.

Da una parte l’Adl Cobas e la rete sociale “Padovana Bassa” ha sempre appoggiato l’iniziativa delle 24 donne licenziate, dall’altra la Cgil ha cercato una mediazione per riprendere l’attività e salvare i posti di lavoro. “Se l’intento è quello di forzare l’iniziativa delle donne licenziate mettendo i lavoratori uno contro l’altro in una assurda guerra tra poveri – spiega Mbarek Elasri dell’Adl Cobas – noi saremo pronti ad affrontarlo. Le lavoratrici hanno sempre consentito l’accesso all’impianto a condizione che ci fosse anche una loro rappresentanza e la presenza dei Carabinieri. Questo perché il sabotaggio agli impianti ha suscitato nei lavoratori una forte diffidenza nei confronti dell’azienda, probabilmente reciproca, e non si voleva che delle persone circolassero liberamente e senza controllo nell’impianto. L’occupazione è solo la logica conseguenza della pesante scelta effettuata dal cda della cooperativa Libera. A giocare sulla contrapposizione tra lavoratori si rischia di percorrere un crinale pericoloso”. Diversa invece la posizione della Cgil in rappresentanza anche degli altri lavoratori della Società Libera. “La discussione è stata molto accesa – hanno dichiarato Romeo Barutta, Segretario generale della Filt di Padova, e Matteo Cesaretto, Segretario generale Filt di Rovigo – ed è emersa chiarissima la preoccupazione dei lavoratori che temono di perdere il proprio posto di lavoro a causa del fallimento dell’azienda che potrebbe essere causata dal prolungamento dell’inattività. La preoccupazione coinvolge anche gli altri dipendenti della società, che opera in tutto il Triveneto e che impiega circa 200 persone”.

Dopo un lungo braccio di ferro è arrivato l’accordo per superare l’impasse e togliere il blocco alla produzione. “Siamo arrivati a un impegno, – aggiunge Barutta – vale a dire garantire in tempi brevi la piena occupazione di tutte le lavoratrici in cantiere. Non più attraverso Libera, destinata ad abbandonare Monselice, ma direttamente da Nek o da un’altra società che è alle porte e che potrebbe acquisire il cantiere”. Ma per l’Adl Cobas non è abbastanza: “L’occupazione continua perché non c’è alcuna garanzia per il ripristino del rapporto di lavoro per tutti. Le lavoratrici, nella consapevolezza che lo scontro in atto è molto duro, sanno benissimo che non ci sono alternative e che la loro lotta è la lotta di chi oggi non può più sopportare che delle leggi inique continuino a produrre enormi ingiustizie”.

Emanuele Masiero

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