domenica, 3 Luglio 2022

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    HomeSaluteLa salute nella Bassa padovanaMio figlio non riesce a stare attento: è iperattivo?

    Mio figlio non riesce a stare attento: è iperattivo?

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    bambini-iperattiviSi distrae facilmente, non sta mai fermo, non finisce mai quello che inizia, è sbadato….Si tratta di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI o il corrispondente inglese ADHD)?
    Il DDAI è un disturbo evolutivo che investe la capacità di autocontrollo. Il bambino che ne è colpito manifesta: difficoltà di attenzione e concentrazione, intensa attività motoria, difficoltà a rimanere seduto per un tempo sufficiente a lavorare su un compito e a seguire le istruzioni, disorganizzazione nello svolgimento di un’attività, riluttanza all’impegno e scarsa fiducia nelle proprie capacità. Il DDAI è un vero problema per il bambino, per la famiglia e per la scuola; spesso costituisce un ostacolo alla crescita personale e sociale, anche nelle età successive.

    Come distinguere il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività da una semplice vivacità o irrequietezza? Per una diagnosi di DDAI il bambino deve presentare diversi sintomi per un minimo di sei mesi, in almeno due contesti di vita, tali da compromettere il rendimento scolastico e/o sociale e devono essere presenti prima dei 7 anni. Il DDAI si trova spesso associato ad impulsività e iperattività, ma non sempre; la scarsa capacità di controllo sulla propria attenzione può manifestarsi anche in assenza di un’eccessiva attività motoria o scarso controllo comportamentale.

    A cosa sono dovuti tali disturbi? Innanzitutto il DDAI non è il risultato di uno stile educativo inefficace (anche se gli atteggiamenti degli adulti in risposta a tali comportamenti possono accentuare il disturbo) e tanto meno un problema legato alla «cattiveria» del bambino. Anche se le cause non sono ancora del tutto chiare, i risultati di recenti studi neurofisiologici ipotizzano che il disturbo sia dovuto ad un carente funzionamento dei circuiti dopaminergici che agiscono nella corteccia prefrontale (dove avvengono i processi di pianificazione delle azioni), da cui deriverebbe l’incapacità del bambino di pianificare il proprio comportamento in relazione al tempo e alle richieste dell’ambiente.

    Come si aiuta il bambino con DDAI? Le ricerche compiute in questo ambito dimostrano che i migliori risultati si ottengono quando si interviene su più fronti: bambino-famiglia-scuola. È fondamentale che genitori ed insegnanti si avvalgano di una consulenza psicologica per apprendere metodi e strategie da applicare con sistematicità e costanza, anche per potenziare l’apprendimento e l’autostima. E’ da evitare invece il ricorso ai farmaci in quanto, pur placando le reazioni del bambino, non insegnerebbero a quest’ultimo i processi di controllo di cui necessita.

    Dott.ssa Daniela Mario – Psicologa

    Poliambulatorio San Fermo
    via S. Fermo 17/19
    35042 – Este (Pd)
    – Tel e fax: 0429 4347

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