Bottrighe, la centrale elettrica mai partita

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Nell’area dell’ex zuccherificio di Bottrighe è stata costruita dieci anni fa, conclusa verso la metà del 2006, una centrale di co-generazione per la produzione di energia elettrica e vapore, attraverso la combustione del gas metano. L’inizativa, di cui si parlava da tempo, era stata di “Adria Power” spa, società con sede legale e amministrativa a Faenza. Tale società aveva in quei tempi ottenuto le regolari autorizzazioni regionali e comunali, ed era consapevole di fare da “apri pista” a successive iniziative di investimento industriale. Avrebbe dovuto, nei progetti di allora, alimentare principalmente l’ex stabilimento di Bioitalia del colosso giapponese Ajinomoto e la restante energia prodotta, se non utilizzata da terzi in altre realtà industriali o artigianali, sarebbe stata ceduta e immessa in rete.

L’ex Bioitalia venne però chiusa proprio in quei periodi, bloccando di conseguenza l’avvio della nuova centrale. Negli anni successivi l’ex impianto che produceva amminoacidi, prima glutammato, poi lisina, oggi con la denominazione societaria Mater-Biotech, è stato acquisto dalla società Novamont di Novara che sta terminando proprio in questi mesi la riconversione completa della fabbrica che diverrà il primo stabilimento al mondo produttore di biobutandiolo, ricavato attraverso procedimenti di fermentazione, uno degli elementi base per la produzione delle plastiche completamente biodegradabili.

Tale nuova realtà non è stata però interessata alla vicina centrale elettrica che mai aveva iniziato a produrre energia e se ne è costruita una all’interno del proprio perimetro industriale. Oggi, la centrale realizzata da “Adria Power”, rimane una piccola cattedrale nel deserto nell’area dell’ex stabilimento saccarifero. Sembra strano che non interessi a nessuno. Ciò potrebbe invece essere in grado di contribuire a positivi e allargati risvolti sul piano ambientale ed economico del territorio. Un presupposto di crescita e di valorizzazione della zona, poiché altre iniziative potrebbero essere favorite anche grazie alla disponibilità in loco di energia a prezzi competitivi. Voci ufficiose in merito parlano di un possibile interesse industriale di questa vecchia area. E chissà che, per la centrale mai partita, si trovi un diverso e migliore destino.

 

Roberto Marangoni

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