Ponte San Nicolò, lotta all’immigrazione clandestina attraverso l’aiuto alle donne

delegazione 2Fondato a metà degli anni ’80 da alcune volenterose rappresentanti del gentil sesso, il Gruppo Donne di Ponte San Nicolò non si è limitato a promuovere progetti di aggregazione per le ragazze e le signore italiane. Da una quindicina d’anni, infatti, l’associazione si è aperta alla dimensione della mondialità, prendendosi a cuore la regione di Kolda, la più povera del Senegal. Negli anni il Gruppo Donne, collaborando con l’Ong senegalese “7A Maa Rewee” e fondando per questo scopo l’associazione “Italia Senegal 7A”, è riuscita con il suo contributo a migliorare le condizioni di vita della popolazione. I progetti hanno avuto sempre come protagoniste le donne: spesso dimenticate, condannate all’ignoranza e a lavori massacranti, hanno potuto in molti casi riscattarsi. Tra il 15 e il 25 gennaio una delegazione di sette persone del Gruppo Donne è volata in Senegal per osservare gli sviluppi del progetto “Banche cerealicole: sicurezza alimentare a Kolda”.

Tra loro Maria Lucina Rigoni, Patrizia Bettio, Anna Rega, Luana Milani con il marito Natalino Loghin, Giuseppina Vittadello e l’agronomo Carlo Andrea Baronchelli. Il progetto è stato finanziato in parte dalla Regione Veneto per una somma pari a 12 mila e 400 euro, già stanziati ma ancora bloccati per via del patto di stabilità. Scopo dell’intervento sviluppare in una ventina di villaggi, spesso isolati durante la stagione delle piogge e colpiti spesso da tremende carestie, un sistema di “Banche ceralicole” dove i contadini possano conservare i semi da piantare per l’anno successivo, evitando che vengano saccheggiati dagli animali o consumati nei periodi di fame. La spedizione a Kolda, avvenuta a quattro anni di distanza dall’ultimo viaggio, ha però permesso di osservare i mille passi avanti che la società dei villaggi sta facendo. “In tempi ridotti – racconta Maria Lucina Rigoni, presidente del Gruppo – le donne hanno assunto sempre maggiori responsabilità”.

«C’erano due centri di alfabetizzazione nel 2012 – aggiunge Patrizia Bettio – ora sono 40”. “Il primo mulino lo abbiamo portato noi grazie alla Regione Veneto nel 2008. Ora sono arrivati a undici mulini. Il dodicesimo sarà donato da un imprenditore locale. Ora le donne non sono più costrette tutto il giorno a battere i semi al mortaio per un po’ di farina, e possono così curare gli orti, le risaie, l’allevamento di capre e di mucche”. Alla presenza della delegazione è stata inaugurata la diga di Coudora, che permetterà di trattenere le acque per coltivare il riso e allevare i pesci, ma collegherà anche i villaggi all’ospedale. “Questa è l’unica vera lotta all’immigrazione clandestina – conclude Maria Lucina Rigoni – una volta le donne nei villaggi si auguravano che i figli venissero in Europa per mandare a casa qualche soldo per mangiare. Ora non più: hanno visto che un futuro è possibile anche lì”.

 

Andrea Canton

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