Rovigo, quando lo sporco è questione di inciviltà

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Da quando è stato eletto sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin, ha fatto della lotta al degrado in città una vera e propria bandiera. E se in alcuni casi le situazioni di scarso decoro, come ad esempio le strade e i marciapiedi dissestati, da anni si tramandano da un’amministrazione all’altra (anche Bergamin le ha “ereditate” dai suoi predecessori), basta fare quattro passi in centro per rendersi conto che spesso, invece, il degrado è legato all’inciviltà di alcuni cittadini.
Un esempio? Percorrendo via Silvestri, lungo il marciapiede adiacente la chiesa di San Francesco, è facile notare come l’area riservata ai pedoni sia una sorta di “campo minato” di deiezioni di cani. Lo stesso vale per via Mure Soccorso. Non solo. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, il consigliere di maggioranza Alberto Borella, titolare di un negozio in via Cavour, ha affermato senza mezzi termini che i commercianti spesso si trovano a dover pulire gli escrementi degli animali lasciati da padroni decisamente maleducati davanti alle vetrine delle attività.
A questo punto, la lotta al degrado si trasforma in una lotta contro l’inciviltà e la maleducazione di chi, portando a passeggio il proprio fido, non si arma di paletta e sacchettini per raccoglierne le deiezioni.
Anche questo aspetto del decoro urbano non è una novità: già durante l’amministrazione guidata dal sindaco Bruno Piva (terminata a luglio 2014) era stata emessa un’ordinanza che prevedeva delle sanzioni ai proprietari di cani “pizzicati” a non raccoglierne gli escrementi durante le passeggiate nei luoghi pubblici. A vigilare nelle aree delle passeggiate erano gli agenti della Polizia locale in borghese che, in diversi casi, avevano multato i cittadini trasgressori. L’ordinanza prevedeva inoltre che i cani fossero tenuti al guinzaglio.

Elisa Barion

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