Conselve, dimezzati i posti di lavoro in 7 anni

conselveIn sette anni la crisi economica ha picchiato duro nel conselvano lasciando un segno inequivocabile. Nell’area produttiva fra Conselve, Bagnoli e Arre ormai i capannoni vuoti e le aziende che hanno dovuto drasticamente rivedere la propria forza lavoro sono a decine. Secondo una stima i lavoratori impegnati nella zona industriale artigianale sono praticamente dimezzati. Nel 2008 erano più di cinquemila, ora invece circa la metà. Con conseguenze ormai sotto gli occhi di tutti, a partire dalle difficoltà che molte famiglie si trovano ad affrontare. Il sindaco di Conselve Antonio Ruzzon raccoglie ogni giorno le preoccupazioni e le ansie di molti lavoratori in cassa integrazione da mesi alle prese con le difficoltà di una nuova collocazione. Per cercare di dare delle risposte e di agevolare la ripresa economica invoca una maggiore collaborazione fra amministratori del territorio.

“Per quanto mi riguarda sono più che disponibile ad organizzare un tavolo di concertazione della Bassa Padovana per affrontare gli effetti di una crisi senza precedenti. Nel 2008 ricordo che nella zona produttiva del Conselvano lavoravano oltre cinquemila addetti. Adesso siamo sicuramente al di sotto della metà e basta considerare quanti sono i capannoni chiusi per rendersi conto di cosa è successo in questi anni. Abbiamo perso anche un tessuto di piccole aziende che generavano un importante indotto. Non possiamo lasciare soli questi imprenditori, non possiamo ignorare i tanti lavoratori alla ricerca di una nuova occupazione”. Invoca l’intervento del governo il senatore Udc Antonio De Poli: “La desertificazione produttiva procede a passi spediti e la Bassa rischia di trasformarsi in una delle aree più depresse del Veneto, con preoccupanti conseguenze sociali”.

L’ultimo caso riguarda la Fanton, storica azienda del Conselvano, ora alle prese con mancanza di liquidità e riduzione del fatturato. In passato contava circa 150 dipendenti ma nel 2011 sono iniziati i primi problemi con un calo di ordini e le prime criticità finanziarie. Da qui l’annuncio dell’esubero per circa 70 lavoratori e l’avvio del percorso di solidarietà. Ora l’azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per tutti i 112 dipendenti . La cassa integrazione a zero ore è a rotazione ma c’è tensione fra i lavoratori già provati da un lungo periodo di contratto di solidarietà. Marco Galtarossa della Filctem Cgil osserva che “quel che a nostro avviso manca è l’intervento dei sindaci nel ruolo di coordinamento e mediazione tra imprese, associazioni di categoria e le banche del territorio. Finora le risposte sono state deboli o insufficienti, anche per intercettare le eventuali risorse a favore della ripresa. Le aziende che chiudono o licenziano lasciano il vuoto e impoveriscono il territorio, compresi i Comuni che non incassano gli oneri”.

 

Nicola Stievano

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