Controlli nuovi e vecchi sui conti correnti da parte del Fisco: è cambiato qualcosa?

stefania martin avvocatoSappiamo bene che il c.d. segreto bancario non esiste più, ed in realtà non esiste più da anni. Tutti gli intermediari finanziari hanno obbligo di inviare direttamente all’Anagrafe tributaria una serie di dati. A gennaio l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che i dati del 2015 dovevano essere trasmessi entro il 31 marzo di quest’anno; dal 2016 l’obbligo della comunicazione dei movimenti e dei saldi dovrà essere fatta regolarmente a febbraio. In sintesi, Banche e Poste italiane devono comunicare cinque dati riferiti a ciascun correntista: il saldo contabile a fine 2014, il saldo a fine 2015, il totale degli accrediti effettuati nell’anno sul conto, il totale degli addebiti e la giacenza media annua sul conto. In altri casi, invece, i dati da trasmettere sono meno numerosi: per i prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione – ad esempio le polizze index linked – viene comunicato l’importo totale degli incrementi della polizza e dei riscatti effettuati nell’anno. Tutti questi dati potranno essere utilizzati per identificare i possibili evasori (pensiamo a chi abbia movimenti finanziari elevati ma dichiari costantemente molto poco); il dato sulla giacenza media annua nei conti correnti può servire ad identificare chi chiede agevolazioni indebite (ad es. agevolazioni sanitarie o in generale l’ISEE). E’ prevista poi una tipologia di controllo, prevista dall’art. 32 dpr 600/1973, ovvero la c.d. indagine finanziaria, che viene avviata su autorizzazione dalla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate o dal Comando regionale della Guardia di Finanza. In questi casi, vengono acquisiti i conti correnti della singola persona ed è il contribuente che deve spiegare e giustificare, uno per uno, i movimenti sui propri conti (non i soli saldi). L’imprenditore deve essere in grado di produrre documentazione che spieghi ogni singolo versamento sul proprio conto (e ciò sia per i conti della ditta che per conti personali o della famiglia); deve poter anche indicare la natura di ogni prelievo. In assenza di queste giustificazioni ogni versamento viene considerato un incasso di evasione di imposta, e ciò vale anche per chi non abbia la partita iva; per le imprese anche ogni prelevamento sul conto corrente, se non giustificato, viene ritenuto un “incasso”. Si tratta di una modalità di controllo veramente invasiva: è necessario conoscerla per conservare i documenti necessari alla propria difesa.

 

Avv. Stefania Martin
Tel. 049 777073

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