Medico nativo digitale

Social-Media-Marketing-For-GP-SurgeriesNegli anni 2000 esplode la comunicazione globale: cellulare e pc entrano nelle case degli italiani come i televisori  negli anni 60. Nascono le reti ospedaliere, le Intranet. A programma si aggiunge programma, scompaiono le lastre arriva l’immagine radiologica  digitale  chi non  ci arriva  le radiografie non le vede più. Usare il computer non è più uno sfizio, una passione, è una necessità per lavorare. Tutte le ditte ed i programmi sono diversi anche perché arrivano in tempi successivi. La mail aziendale diventa il sistema di comunicazione ufficiale, chi non apre il Pc è perduto, peggio inadempiente. Nota positiva, il programma che uso  più volentieri è quella con cui guardo gli esami da laboratorio,  di qualsiasi paziente ovunque io sia in ospedale con tanto di tabella dell’evoluzione dei giorni precedenti. Poi un  giorno  arriva  una card personalizzata con tanto di chip: è la  firma digitale, dice che sei tu e solo tu a programmare. E sì perché ormai sei diventato un programmatore, specializzato ma un programmatore e non te ne sei neanche accorto.  Gli specializzandi, i Nativi Digitali, sono a loro agio perfettamente, velocissimi, li invidio.  Io povero Immigrante chiedo solo di poter accedere con la mia card  univoca  da qualsiasi terminale, senza dover inventarmi  periodicamente nuove pass perché scadono e linee  interne e server adeguati al traffico crescente. Le Amministrazioni  devono ricordare che il lavoro del medico è una professione intellettuale, che per prima cosa dobbiamo avere il tempo di visitare i nostri malati, ci serve tempo per  pensare, discutere fra di noi, parlare con i parenti, aggiornarci,  riposare dopo un turno massacrante. Se no gli sbagli aumenteranno a tutti i livelli. La tecnologia deve essere al servizio del medico, non il contrario. Non possiamo passare sempre più tempo al terminale coinvolti in mille problemi organizzativi, non è questo il  mestiere per cui abbiamo studiato. La soluzione? Impossibile fermare il progresso, ma governarlo diversamente sì. I programmi devono essere scelti fra quelli costruiti in modo semplice ed intuitivo e devono  essere integrati e continuamente aggiornati secondo l’esperienza maturata sul campo. I  computer devono essere mantenuti al passo della maggior complessità e numero dei programmi pena il continuo blocco operativo, il riconoscimento  dell’operatore , a tutti i livelli, deve essere univoco via card,  senza il continuo incubo delle password. E gli esempi potrebbero continuare a lungo. Appare quindi necessario costituire un gruppo di studio misto fra amministrazioni ed utenti finali  per  l’ascolto dei medici nei problemi incontrati nell’uso delle nuove  tecnologie ed i possibili rimedi, in particolare in questa  fase di transizione tecnologica.

Anche dei libri ormai esiste in parallelo la versione scaricabile on line. Le riviste scientifiche si consultano via internet, molte hanno l’applicazione specifica per essere lette su tablet e  simili, poi eventualmente  si stampa  l’articolo che interessa. E poi database progettabili  con possibilità di avere dati senza l’apporto di informatici,  gli anni 90 hanno visto l’evoluzione delle presentazioni ai congressi dalle diapositive su telaio alle “chiavette”. Tutto bene dunque, un ciclo virtuoso , tanti “talenti” alla Steve Jobs insieme, ma se la rete scientifica era mondiale, il campo all’inizio era  relativamente ristretto, i partecipanti una sezione interessata, dedicata, affamata. Poi il digitale è uscito dalle Università  e dai Centri di Calcolo, ed è  arrivato nelle AULSS , nelle corsie ospedaliere, nel territorio. In quegli anni erano ben pochi i medici che  usavano il Pc, bisogna aspettare Windows 95, pur con tutti i suoi limiti, per una rivoluzione del  settore. All’epoca i Pc avevano per lo più sostituito le macchine da scrivere, Internet doveva ancora arrivare al grande pubblico, non esistevano i portatili, pochi e pesanti  i telefoni cellulari. Le risposte per i pazienti era comodo  averle su computer per tenere in ordine i dati, il programma  te lo facevi su misura da solo,  ma i cartellini di cartoncino facevano ancora da padroni. Venivano organizzati corsi, ma molti medici semplicemente non sapevano e non erano interessati ad usare il computer, era fuori della loro mentalità, al limite il programma di videoscrittura per le lettere di dimissione. Poi, quasi senza preavviso, è stato l’inferno. Negli anni 2000 esplode la comunicazione globale: cellulare e pc entrano nelle case degli italiani come i televisori  negli anni 60. Nascono le reti ospedaliere, le Intranet. A programma si aggiunge programma, scompaiono le lastre arriva l’immagine radiologica  digitale  chi non  ci arriva  le radiografie non le vede più. Usare il computer non è più uno sfizio, una passione, è una necessità per lavorare. Tutte le ditte ed i programmi sono diversi anche perché arrivano in tempi successivi. La mail aziendale diventa il sistema di comunicazione ufficiale, chi non apre il Pc è perduto, peggio inadempiente. Nota positiva, il programma che uso  più volentieri è quella con cui guardo gli esami da laboratorio,  di qualsiasi paziente ovunque io sia in ospedale con tanto di tabella dell’evoluzione dei giorni precedenti. Poi un  giorno  arriva  una card personalizzata con tanto di chip: è la  firma digitale, dice che sei tu e solo tu a programmare. E sì perché ormai sei diventato un programmatore, specializzato ma un programmatore e non te ne sei neanche accorto.  Gli specializzandi, i Nativi Digitali, sono a loro agio perfettamente, velocissimi, li invidio.  Io povero Immigrante chiedo solo di poter accedere con la mia card  univoca  da qualsiasi terminale, senza dover inventarmi  periodicamente nuove pass perché scadono e linee  interne e server adeguati al traffico crescente. Le Amministrazioni  devono ricordare che il lavoro del medico è una professione intellettuale, che per prima cosa dobbiamo avere il tempo di visitare i nostri malati, ci serve tempo per  pensare, discutere fra di noi, parlare con i parenti, aggiornarci,  riposare dopo un turno massacrante. Se no gli sbagli aumenteranno a tutti i livelli. La tecnologia deve essere al servizio del medico, non il contrario.
Non possiamo passare sempre più tempo al terminale coinvolti in mille problemi organizzativi, non è questo il  mestiere per cui abbiamo studiato. La soluzione? Impossibile fermare il progresso, ma governarlo diversamente sì. I programmi devono essere scelti fra quelli costruiti in modo semplice ed intuitivo e devono  essere integrati e continuamente aggiornati secondo l’esperienza maturata sul campo. I  computer devono essere mantenuti al passo della maggior complessità e numero dei programmi pena il continuo blocco operativo, il riconoscimento  dell’operatore , a tutti i livelli, deve essere univoco via card,  senza il continuo incubo delle password. E gli esempi potrebbero continuare a lungo. Appare quindi necessario costituire un gruppo di studio misto fra amministrazioni ed utenti finali  per  l’ascolto dei medici nei problemi incontrati nell’uso delle nuove  tecnologie ed i possibili rimedi, in particolare in questa  fase di transizione tecnologica.

dott. Giovanni Leoni

Presidente OMCeO Provincia di Venezia

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