Mio figlio fa fatica a socializzare…

È timidissimo, evita di conoscere persone o situazioni nuove; non parla di fronte agli estranei; non si avvicina spontaneamente ai coetanei e non li cerca; preferisce starsene da solo e a casa…Perché?
Se si tratta di timidezza, ovvero, se prova un certo imbarazzo in presenza degli altri o avverte un certo impaccio nelle interazioni sociali, non è un problema, a meno che il timore del giudizio altrui non limiti pesantemente il proprio spazio relazionale. Diverso è il caso del bambino ansioso-solitario che desidera interagire con gli altri, ma viene bloccato da una forte ansia che gli impedisce il contatto; in alcuni casi l’ansia può assumere dimensioni elevate e manifestarsi anticipatamente in modo da provocare l’evitamento di gran parte delle situazioni sociali (fobia sociale). Altro profilo è la scarsa attitudine al contatto con il mondo esterno e con le altre persone (asocialità). In ogni caso, lo spegnimento della naturale tendenza ad interagire con gli altri, che può portare all’autoisolamento, è un segnale che va ascoltato e interpretato, per ridurre le problematiche connesse ad un eccessivo restringimento del proprio spazio d’azione.

Da cosa dipende?
Le cause possono essere molteplici e di varia natura: cerebrale, familiare, sociale. Alcune ricerche collegano la “fobia sociale” ad una eccessiva reattività dei centri cerebrali che regolano i sistemi di allarme dell’organismo. Studi recenti hanno messo in luce che una scarsa propensione intersoggettiva potrebbe essere collegata a disfunzioni del sistema dei neuroni specchio (quelli che regolano la nostra naturale capacità empatica). Spesso però, la difficoltà a interagire con gli altri, è la conseguenza di uno stile educativo iperprotettivo (che riduce il senso di sicurezza e l’autostima) o evitante: genitori poco presenti o poco empatici che generano nei figli la sensazione di poter contare solo su se stessi. Può subentrare anche a seguito di forti delusioni, soprattutto nella sfera relazionale, che possono portare alla “chiusura psicologica” come risposta difensiva.

Cosa si può fare?
Dipende dalla gravità e dall’eziologia del disturbo. In linea generale, poiché la tendenza ad evitare il contatto sociale riduce il livello di autostima, alimentando sentimenti di inferiorità e di inadeguatezza, è utile far apprendere abilità sociali e comunicative utilizzabili in situazioni particolari, facendo leva sulle proprie potenzialità e modificando nel contempo alcuni schemi cognitivi disfunzionali. Certe forme di ansia sociale, se non trattate, possono cronicizzarsi e trasformarsi in depressione, attacchi di panico o disturbi ossessivo-compulsivi

 

Dr.ssa Daniela Mario

Policlinico San Fermo

Tel e fax: 0429 4347

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