Ponte San Nicolò valuta la fusione con Legnaro e Polverara

fusione ponte san nicolòNon solo Legnaro e Polverara. Altre ipotesi di fusione sono state avanzate in queste settimane nel dibattito politico sannicolese. Sono stati i consiglieri comunali di Legnaro i primi a proporre l’idea di un grosso Comune alle porte di Padova da 25 mila abitanti, attraversato dalla statale Piovese e dal fiume Bacchiglione. Ora però, a condividere questo disegno, per lo meno in via esplorativa, c’è anche la maggioranza del sindaco di Ponte San Nicolò Enrico Rinuncini, a cui sono allineate tante altre voci all’interno del centrosinistra sannicolese.

Oltre ai vantaggi di natura economica, il matrimonio con Legnaro e Polverara consentirebbe la salvaguardia delle rappresentanze locali, da rafforzare magari istituendo, in fase di redazione dello statuto del nuovo Comune, tre municipalità con altrettanti consigli di quartiere. I più critici temono però che questo nuovo Comune non permetta un “salto di qualità” nei servizi offerti ai cittadini. L’unica vera alternativa – proposta in particolare dal centrodestra di “Per Cambiare Ponte San Nicolò” ma non esclusa anche da esponenti della sinistra come il democratico Hussein Bazzi – è l’unione di Ponte San Nicolò con Padova. Per i fautori di questa ipotesi l’unione con Padova sarebbe l’ipotesi più naturale, sia per la prossimità territoriale sia per i servizi che un Comune così grande, in virtù delle sue economie di scala, può garantire, come la polizia notturna ed il trasporto pubblico.

Un’idea scartata dalla maggioranza di Rinuncini, che teme che a seguito di una fusione con Padova il territorio di Ponte San Nicolò si trasformerebbe in un quartiere marginale senza più rappresentanza e capacità di autogoverno. Tra le criticità di questo matrimonio anche l’aumento delle tasse e dei tributi, che a Padova sono più alti e il minor impatto dei benefit promessi dal Governo per le fusioni.

Andrea Canton

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