Rovigo, Ferrari: “Per il nuovo carcere non c’è da festeggiare: serve altro”

carcere rovigoFerrari, lei è consigliere comunale, ex garante dei detenuti di Rovigo e giornalista. Mi dica da dove iniziamo: carcere nuovo o carcere vecchio? “Beh, è lo stesso. Non cambia nulla”.

Perché? “Perché il carcere nel nostro paese pensa solo a tenere gli autori di reato rinchiusi il più possibile in uno spirito di vendetta”.

Del nuovo carcere cosa pensa? “Chi si rallegra del nuovo carcere non ha capito nulla. Quando la società vive creando una situazione di repressione vuol dire che ha fallito. La struttura è costata 29 milioni, soldi buttati via per due motivi: perché il carcere non restituisce nulla alle vittime e perchè sa solo creare dei delinquenti, visti i numeri della recidiva”.

Quindi cosa si dovrebbe fare? “Investire sul fuori. La condanna deve servire e deve esserci. Ma il tempo dell’espiazione deve essere dedicato alla restituzione del danno e contemporaneamente deve ridare dignità all’autore del reato”.

Per quanto riguarda la vecchia struttura? Era ormai invivibile. “Ci sono istituti che vano chiusi, ma non per aprirne di nuovi. Sono luoghi di tortura e di invivibilità. E il dazio pagato dai detenuti viene pagato anche dagli agenti: il numero di suicidi la dice lunga sull’invivibilità del carcere. Abbiamo 200 istituti di pena in Italia, quando ne basterebbe una trentina. Gli altri potrebbero essere chiusi e i soldi – miliardi – risparmiati potrebbero essere investiti in progetti di recupero. Avremmo una società più sicura”.

Giorgia Gay

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