Alloggi Ater Rovigo, opera destinata a restare incompiuta?

case ater rovigoUno scheletro destinato a restare tale ancora a lungo. È il triste destino cui sembra condannata la struttura in acciaio situata in via Bramante, a ridosso del palazzetto dello sport di Rovigo, che avrebbe dovuto ospitare 24 alloggi dell’Ater. Invece l’opera incompleta è lì da anni, esposta al tempo e agli agenti atmosferici che la stanno lentamente usurando.

E, a quanto pare, sembra destinata a restare così ancora a lungo dato che, nelle scorse settimane, la Regione Veneto ha revocato il finanziamento di 2,333 milioni di euro stanziato per portarla a termine.

Una vera e propria doccia fredda per l’Ater polesana che, a questo punto, dovrebbe spendere altri soldi per demolire quella specie di “gabbia” diventata un simbolo delle opere incompiute.

Come detto, a revocare il finanziamento è stata la Regione attraverso un provvedimento firmato da Marco Bellinello, direttore regionale della sezione Edilizia, e inviato sia al direttore di Ater Franco Rossi sia a Gianpaolo Ferlin, dirigente comunale del settore Urbanistica e responsabile del progetto Contratti di quartiere II, ovvero un finanziamento ministeriale per il restauro del quartiere Commenda est la cui gestione era stata affidata proprio al Comune.

Nel provvedimento, Bellinello motiva la revoca degli oltre 2 milioni di euro spiegando che “la struttura in acciaio già realizzata presenta difetti di costruzione tali da dover prevedere la realizzazione di una nuova progettualità”.

Da questo deriva il fatto che la ripresa dei lavori avrebbe tempistiche “non definibili” allungate ulteriormente dai tempi di risoluzione dei contenziosi intrapresi dall’Ater nei confronti della ditta esecutrice dei lavori.

E così, addio soldi. Mentre resta in piedi la gabbia d’acciaio incompiuta protagonista di tante vicissitudini negli ultimi anni, non ultima un’indagine della Guardia di finanza iniziata circa un anno fa. I militari, nel giugno 2015, su richiesta della presidente del tribunale di Rovigo Adalgisa Fraccon avevano infatti acquisito le carte di Ater relative al progetto per i 24 alloggi, inoltre, in tempi più recenti, hanno compiuto un’ispezione in Comune sulla documentazione relativa al 2009.

La vicenda dello “scheletro”, iniziata quando il presidente di Ater era Renato Borgato, ha segnato profondamente gli anni di presidenza del suo successore, Aldo Guarnieri, e anche oggi, con l’ente commissariato (come disposto dalla Regione per tutte e sette le Ater venete, in attesa di una riforma complessiva) e guidato dal commissario Guglielmo Ferrarese, sembra riservare notevoli colpi di scena. Tranne uno: la demolizione della “gabbia” d’acciaio che svetta in via Bramante dal lontano 2011.

Elisa Barion

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