Anche a Rovigo vaccini in calo

vaccini-vaccinazioni-copSolo pochi mesi fa era scoppiata la psicosi tubercolosi: i medici di base, infatti, avevano segnalato a più riprese svariati casi di infezione di mal sottile tra gli immigrati. È inutile aggiungere che l’allarme ha destato preoccupazione, dal momento che si tratta di una malattia debellata in Italia il secolo scorso e proprio per questo “il nostro sistema immunitario non è pronto a combattere il micoplasma, cioè l’agente infettivo veicolato dalle goccioline di saliva” avevano detto i camici bianchi.

In realtà non c’è alcun rischio contagio, perché, come spiegano al dipartimento Prevenzione della cittadella socio-sanitaria, “nell’Ulss 18 vige un rigido protocollo siglato con la Prefettura: i profughi vengono accompagnati dai vari mediatori culturali nei nostri ambulatori e vengono visitati entro 72 ore dall’arrivo nella nostra provincia, ancora prima di giungere nei centri di accoglienza. Ci sono stati giusto due casi di scabbia negli ultimi tempi – spiega la responsabile del dipartimento, la dottoressa Margherita Bellè – ma non si tratta certo di una malattia mortale o pericolosa. E poi è già presente in Italia, quindi non correlata all’arrivo dei migranti. L’intenso prurito causato dall’agente infettivo su mani e inguine regredisce nel giro di un giorno applicando disinfettanti a uso topico.Ogni caso sospetto viene immediatamente isolato e trattato”.

Il problema, piuttosto, si pone per il calo del numero dei bambini vaccinati. Da tempo è in atto una campagna contro questo strumento di prevenzione, combattuta a colpi di condivisioni sui social network: i sostenitori del no credono che esista una significativa correlazione tra i vaccini e l’autismo. Tutto ha preso origine da un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica Lancet, ma ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che provi il legame. “Le malattie infettive non sono per nulla scomparse – continua Bellè – la differenza è fatta proprio dai vaccini. Nel 2013, per esempio, per l’esavalente, che include difterite, epatite b, pertosse, poliomelite, tetano, emofilo, la copertura toccava il 96,4 per cento mentre l’anno scorso abbiamo superato a fatica il 95. Le conseguenze potrebbero essere molto serie per quelle fasce di popolazione infantile che non possono accedere alla prevenzione, come i bambini ammalati di cancro che, inoltre, hanno le difese immunitarie molto basse. Per questi piccoli la soluzione è molto drastica: “Saranno obbligati a non entrare in classe – aggiunge la dottoressa – laddove ci siano casi di coetanei non vaccinati”. Ma lo stesso vale anche per gli adulti che abbiano magari patologie pregresse. Ma non solo: “Nel 2015 sono decedute tre persone, una donna sulla cinquantina per influenza e due anziani per un’infezione da streptococco. Patologie che si prevengono con un semplice vaccino”.

Elisa Dall’Aglio

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