Porto Viro, la figlia di Aldo moro in classe per raccontare gli anni delle Br

Schermata 2016-05-25 alle 14.04.34Agnese Moro, figlia dell’ex presidente della Dc Aldo Moro, e Giovanni Ricci, figlio dell’appuntato dei Carabinieri ucciso il 16 marzo 1978 nella strage di via Fani, hanno incontrato a Porto Viro una platea di oltre 150 studenti nell’ambito di un incontro pro- mosso dall’Associazione Nazionale dei Carabinieri sezione di Porto Viro – Delta del Po. L’obiettivo era di far conoscere una storia che pare lontana per lasciare un’importante eredità ai giovanissimi.

In quella che sin dai primi istanti è parsa tutt’altro che una lezione canonica, i due testimoni d’eccezione han- no raccontato chi erano Domenico Ricci, Giulio Ri- vera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Oreste Leopardi, gli uo- mini della scorta di Moro che erano padri, fratelli, figli ed amici, persone come tante altre con la passione per un lavoro e che nel 1978 sono diventati “eroi del quotidiano”. “Vi racconterò del mio papà – ha considerato Ricci -, uomo della scorta purtroppo ucciso nella strage di via Fani in cui le Br rapirono il papà di Agnese. Sono qui per ricordare queste persone. Non si pensa che dietro a quelle divise ci sono uomini, gente normalissima. Vi racconto i loro nomi, le loro storie”.

In un tempo che pare ancor più lontano per il distacco portato dalla corsa della tecnologia, il messaggio di Ricci ha voluto lasciare una riflessione anche sullo stesso cambiamento della politica: “Oggi fare da scorta significa fare attenzione alle minacce, allora era evitare che l’esponente fosse soffocato dal troppo entusiasmo, quando la politica si faceva in piazza. La politica era confronto con le persone, con i cittadini”. Una storia che cambia in ogni istante ma che ha la necessità di restare impressa nella mente e nei gesti per non scomparire. Ed è questo il messaggio e allo stesso tempo la richiesta di Agnese Moro. Non solo raccontare, ma auspicare che ciò che è stato possa restare: “Affidiamo qualcosa che per noi è di estrema importanza che le persone che abbiamo amato possano avere un posto vicino nella vostra memoria. Lasciare il ricordo delle persone le rende vive ed è anche uno dei modi con cui si sconfiggono terrorismo e violenza. Quando si ammazza qualcuno non si uccide solo la sua vita ma anche la sua umanità, diventa una vittima.

Nel ricordo delle stragi non ci sono neanche più i nomi, solo numeri. Questo è invece un modo per allontanare i risultati terribili della violenza. Vi presento mio padre con una foto che lo immortala mentre sta parlando con una renna in Lapponia, era dell’idea che si dovesse parlare con chiunque perché tutto cresce e vive con possibilità di esprimersi, chiedere, ascoltare”.

Elisa Cacciatori

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