sabato, 2 Luglio 2022

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    HomeVenetoAttualitàViolenza sulle donne: in Veneto 4500 segnalazioni, una donna ogni mille residenti

    Violenza sulle donne: in Veneto 4500 segnalazioni, una donna ogni mille residenti

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    violenza sulle donneNel 2015 oltre 4500 donne si sono rivolti ai centri antiviolenza del Veneto, in pratica una ogni 550 donne residenti. A rivelarlo, un tavolo regionale antiviolenza coordinato dall’assessore regionale al sociale, grazie ai dati rilevati dalla rete delle associazioni e dei centri antiviolenza attivati nelle sette province venete. Nel 2015 i servizi di ascolto hanno registrato 4585 contatti, 2637 sono state le donne accolte dai centri antiviolenza, vale a dire in media una donna ogni mille residenti, di cui 1907 (7 su 10) prese in carico per la prima volta.

     

    A rivolgersi alle strutture di ascolto e ai centri violenza sono state in prevalenza donne italiane, e prevale la fascia di età tra i 41 e i 50 anni. Vanno intensificandosi anche le segnalazioni da parte delle donne over 60, stanche di subire violenze domestiche. Le ospiti delle case rifugio e degli alloggi protetti sono invece in prevalenza straniere (79%) e la fascia di età più rappresentata è quella compresa trai 18 e i 30 anni.

    “Nelle prossime settimane – assicura l’assessore al sociale – sarà emanato il bando per l’assegnazione dei 400 mila euro stanziati nel 2016 per prevenire e contrastare le violenze domestiche e di genere.”

    In totale sono 41 le strutture venete che assistono e accolgono donne oggetto di prevaricazioni e violenze, praticamente una struttura ogni 126 mila donne residenti. Il territorio più servito è il Veneziano , con un centro antiviolenza ogni 89 mila donne, il meno servito è il Veronese, con un centro ogni 236 mila donne. In ogni provincia è comunque presente una struttura di ascolto e prima accoglienza, grazie alla rete creata da Regione, Comuni (47), Ulss (13) e associazioni di volontariato.

    Tra le nuove problematiche da affrontare  si impone quella dei minori, testimoni e vittime a loro volta di violenze – comunica l’assessore -. La rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio è organizzata per rispondere ai bisogni delle donne; ma la presenza di figli richiede nuove strategie di intervento per garantire loro tutela legale, continuità genitoriale e scolastica, assistenza dei servizi. A tre anni dall’entrata in vigore della legge regionale “per prevenire e contrastare la violenza contro le donne” appare necessario apportare integrazioni e correttivi, per rendere più capillare e articolata la rete dei servizi e, soprattutto, per investire di più nella prevenzione e nell’informazione. Le donne si rivolgono ai centri di ascolto e alle strutture di protezione solo se sanno dove sono, come operano e come entrarvi in contatto”.

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