Zeolite chiude tutto, 33 operai finiscono in mobilità da settembre

Schermata 2016-05-25 alle 10.38.53Si é chiusa nel peggiore dei modi e ora davvero definitivamente, la vicenda dell’azienda del comparto della chimica Zeolite di Mira che metterà in mobilità a partire dal prossimo settembre ben 33 dipendenti (erano una quarantina, ma 7 hanno già trovato altre sistemazioni). A spiegarlo sono state le Rsu aziendali e i sindacati.

“La Zeolite Mira – spiegano le Rsu – ha deciso di aprire la procedura di mobilità per tutti i dipendenti ancora in forze, con la contrarietà da parte sindacale che per mesi ha tentato di salvare 40 posti di lavoro tra manifestazioni e incontri istituzionali, coinvolgendo partiti politici e istituzioni. Con rammarico evidenziamo come sia inaccettabile essere arrivati alla chiusura di una produzione sana, solo per attriti tra due aziende che convivono nella stessa area, impoverendo un’area già provata da chiusura di grandi e piccole imprese. Aziende che per anni hanno convissuto con un accordo dove Zeolite produceva la materia prima a Reckitt Benckiser, e quest’ultima forniva servizi ad un prezzo di favore”.

L’accordo si è rotto nel 2013 a causa del fatto che Reckitt non aveva più  bisogno della materia prima prodotta da Zeolite, con la  conseguenza che quest’ultima si è vista aumentare in modo consistente i costi dei servizi generali. Da quel momento le due aziende hanno cominciato un percorso fatto di cause legali di tutti i tipi, ben distanti dal problema reale, il posto di lavoro di 40 famiglie.

“Abbiamo tentato di attenuare gli attriti tra le due aziende, Zeolite Mira e Reckitt Benckiser – spiegano i sindacati – abbiamo portato le istruzioni a fare da mediatori tra le due società, abbiamo studiato soluzioni tecniche per tentare di rendere Zeolite indipendente da Benckiser. Tutto tempo perso. Ora siamo arrivati all’epilogo di questa lunga e difficile vertenza con la dolorosa firma della mobilità per tutti i dipendenti a partire dal 28 settembre prossimo. I lavoratori entrano a far parte della lunga lista dei senza lavoro, sapendo le difficoltà di trovare un lavoro con un minimo di stabilità”. Amare le conclusioni. “Entreranno dentro quel percorso fatto di lavori socialmente utili che non danno sbocchi lavorativi, da continui corsi di formazione che spesso non sono abbinati a ricollocazione, a contratti di lavoro part time infiniti, il tutto dentro a burocrazie ingiustificabili”.            

Alessandro Abbadir

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