Chioggia verso il ballottaggio

ferrocassonI grandi sconfitti sono i partiti e le loro strategie acchiappa consenso, rivelatesi vane. I risultati della tornata elettorale del 5 giugno hanno sconvolto gli establishment delle forze politiche storiche, che stanno scontando una crisi di consensi che non viene affrontata.
E i partiti rimasti, mai come in questo momento storico, sono diventati delle liste civiche di fatto, contenitori indistinti dei maestri del consenso in chiave locale. Giuseppe Casson, il grande favorito, l’ha spuntata come da previsioni, raggiungendo un risultato importante.
Al primo posto con il 35,06 per cento, si è confermato una personalità in grado di fare sintesi tra le varie parti in gioco, sfruttando al meglio la notorietà frutto di cinque anni di mandato. Alessandro Ferro, che nessuno osava dare per favorito dopo Casson, ha invece fatto lo sgambetto agli schieramenti di destra e sinistra, raggiungendo il 21,84 per cento, arrivando così all’agognato ballottaggio. A seguire Marcellina Segantin, con il 20,40 per cento, Barbara Penzo con il 18,79 e Letizia Campanaro, che ha racimolato solo il 3,91 per cento.
L’esito delle urne riserva quindi uno scenario che, in parte, riflette le vicende nazionali con la crisi dei partiti tradizionali e, dall’altra, mostra un elettorato ormai scevro dalle logiche bipolari, a causa dell’annullamento delle differenze di vedute tra destra e sinistra e, quindi, della loro perdita di identità.
Perdita di identità che ha portato le masse, anche in chiave locale, verso un voto di protesta, ancora una volta impersonificato dai politici pentastellati. E così, ed è stata questa la vera rivelazione di questa campagna elettorale, un seguace dell’ultimo minuto dei Cinquestelle è riuscito a portare a casa un risultato inaspettato.
Mentre chi era sicuro di aver “comprato” i consensi grazie a mastodontici investimenti pubblicitari, non ha considerato che anche il marketing ormai non fa più presa, almeno quando si parla di politica. Poi ci sono le logiche legate ai consensi personali, che su scala locale contano moltissimo, considerate le preferenze prese da alcuni candidati navigati. Logiche forse non prese in debita considerazione da tutti i partiti, che hanno preferito puntare su persone nuove escludendo i “maestri”, che invece potevano ancora giocare un ruolo importante. Adesso la partita entra nella fase più cruciale, e la posizione di vantaggio pare essere a casa dei grillini che, grazie alla loro posizione slegata dalla politica tradizionale, potranno contare sul bacino dei voti degli sconfitti e degli indecisi per conquistare la vittoria. Impresa impossibile? Non proprio se si pensa al risultato del primo turno.

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