Cogeneratore di Conselve, la Corte dei Conti accusa

Dcogeneratore consoveva essere il business del futuro nel nome della “green economy” invece è diventato l’emblema dello spreco. Stiamo parlando del cogeneratore di Conselve, riemerso dall’obio in seguito all’azione della Corte dei Conti che, al termine dell’istruttoria avviata su esposto dell’associazione Il Moraro di Bagnoli e del Movimento 5 Stelle di Conselve, ha chiesto ad un nutrito gruppo di ex amministratori di mettere mano al portafoglio e sborsare qualcosa come 11 milioni di euro. Per la magistratura contabile ci sono numerose responsabilità sull’intera vicenda. Non solo il cogeneratore, finanziato anche con fondi pubblici, non è mai entrato in funzione ma si è rivelato un “buco nero” costato intorno ai 13 milioni di euro.
Tutto ha inizio dieci anni fa, all’inizio nel 2006, quando i Comuni di Conselve e Tribano siglano con la Spa un preaccordo di programma  per costruire una centrale di cogenerazione ad olio vegetale. Dopo l’acquisto del terreno viene inviata una scheda alla Regione per beneficiare dei contributi europei sulle energie rinnovabili. Passano poche settimane e arriva l’ok della Giunta regionale e viene pubblicato il bando di appalto per i lavori di progettazione.
In realtà durante l’esecuzione dei lavori il progetto viene ridimensionato. Nel maggio del 2009 viene eseguito il collaudo. Tutto funziona alla perfezione, da allora però la centrale non sarà più messa in funzione. Attiva dichiara di aver speso 13 milioni di euro ma l’anno dopo rendiconta alla Regione solo 4,7 milioni, ottenendo così un contributo di 2 milioni e 80 mila euro.
L’impianto non decolla e Attiva, che deve fare i conti con un debito da oltre 100 milioni di euro, proverà disperatamente ad affittare l’impianto, prima per 600 mila euro l’anno poi per appena 100 mila, ma ogni tentativo va a vuoto. Nel bilancio 2012 il valore della centrale viene svalutato per oltre oltre 7 milioni di euro.

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