venerdì, 1 Luglio 2022

ASCOLTA L'ULTIMO NOTIZIARIO

More
    Banner edizioni
    HomeDirittiI diritti a ChioggiaDiritto del minore all’ascolto: quando si applica

    Diritto del minore all’ascolto: quando si applica

    Banner edizioni

    maltrattamento minoriPrima di parlare in senso stretto del diritto per il minore di essere ascoltato nei procedimenti di natura privatistica che lo riguardano, si ritiene necessario dare una breve spiegazione ai due concetti giuridici di “capacità giuridica” e di “capacità di agire”.
    Con la nascita la persona è dotata di capacità giuridica, cioè dell’attitudine ad essere titolare di diritti e di doveri, è dunque, propria di ogni persona a prescindere dal suo grado di sviluppo cognitivo.
    La capacità di agire si acquista con la maggiore età e consiste nell’attitudine del soggetto a compiere atti giuridici produttivi di effetti rilevanti per il diritto, e presuppone che il soggetto sia in grado di provvedere ai propri interessi.
    Da quanto sopra esposto si deduce che il bambino e l’adolescente hanno la capacità giuridica, sono soggetti titolari di diritti soggettivi meritevoli di considerazione e di rispetto.
    Tra questi spicca il diritto del minore di essere ascoltato nei processi che lo riguardano, diritto consacrato da codice civile in molte norme, in primis nell’art. 315bis c.c. introdotto dall’art. 1 della Legge 10.12.2012 n. 219.
    Il diritto del minore ad essere ascoltato costituisce, dunque, un diritto soggettivo attraverso il cui esercizio il minore manifesta la proprie opinioni e volontà, in genere l’ascolto viene effettuato per i minori ultradodicenni, ma può essere effettuato anche per minori di età inferiore, intorno ai dieci anni, se capaci di discernimento.
    L’ascolto del minore costituisce un adempimento necessario nelle procedure che lo riguardano, e l’obbligatorietà per il Giudicante si ricollega alla funzione dell’ascolto, volto a far emergere volontà ed aspirazioni del minore, garantendo la sua partecipazione attiva alle scelte che lo riguardano.
    Il Giudice non è vincolato a quanto dichiarato dal minore, specie se in contrasto con i suoi interessi, ma valuta l’ascolto del minore per l’acquisizione di quei elementi utili a lui necessari per la decisione.
    Come l’ascolto del minore costituisce un adempimento necessario nelle procedure che lo riguardano, tuttavia l’obbligo non è assoluto, potendo e dovendo il giudice derogarvi al ricorrere di determinate condizioni.
    La prima deroga corrisponde al diritto per il minore di non essere ascoltato se la sua volontà è di non esprimersi, meritando anche in tal senso il rispetto della sua volontà, consistente nel rifiuto di non rendere nota la propria opinione.
    Rifiuto che il giudicante dovrà rispettare.
    Altri situazioni di deroga sono il contrasto tra quanto dichiarato dal minore ed il suo interesse, interesse che verrà valutato dal Giudice, e la superfluità dell’ascolto, ad esempio nell’ipotesi in cui vi sia accordo tra i genitori su determinate decisioni e le stesse corrispondano all’interesse del minore.
    In questi casi sussiste a carico del Giudice l’obbligo di motivare la decisione di non procedere all’ascolto del figlio minore.
    Infine, si precisa che l’ascolto del minore non è prova nelle cause per separazione, perciò il giudice non potrà prendere le sue decisioni solo valutando quanto dichiarato dal minore; non è diritto per il difensore di uno dei due genitori; le dichiarazioni del minore saranno valutate dal giudicante alla stregua di informazioni che concorreranno con le prove documentali ed orali già acquisite.

     

    Avvocato Marta Rossetti – Via Boschetto 5 – 30015 Chioggia (VE)  – tel: 041 5542084 – fax: 041 492898  – email: avv.marta.rossetti@tiscali.it

    Banner edizioni
    Banner edizioni
    Banner edizioni

    Le più lette

    Banner edizioni