Rovigo, servizi sociali riaperti grazie a nuovi finanziamenti

INAUGURATO LO SPORTELLO DI ASCOLTO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA  PRESSO LA FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO MANGIAGALLI (Agenzia: EMMEVI)  (NomeArchivio: VIOLEd5z.JPG)

“Dopo una serie di colloqui con la Fondazione Cariparo, siamo felici di poter annunciare che abbiamo ottenuto i finanziamenti sperati”. Così l’assessore ai Servizi sociali e Pari opportunità Beatrice Di Meo annuncia la riapertura dei servizi sociali che – come riferito nel precedente numero de La Piazza – erano stati chiusi per assenza di finanziamenti. Ora, per fortuna, la situazione torna alla normalità. Nel dettaglio, il primo contributo di 50 mila euro andrà a finanziare l’attività dell’asilo notturno di via Tasso (42 mila euro) e il Centro di ascolto (8 mila euro). Un altro finanziamento di 7 mila euro è stato destinato alla sistemazione degli alloggi p a r c h e g g i o , mentre restano altre richieste d i fi n a n z i amento in sospeso, ma che l’amministrazione “auspica vadano a buon fine”.

Si tratta in particolare del progetto Rui (Reddito ultima istanza) per 120 mila euro; manutenzione alloggi per 25 mila euro; “Rovigo per il sociale” che prevede un aiuto economico per attuare progetti innovativi su famiglia o handicap presentati da associazioni del territorio. L’importo da destinare è di 20 mila euro. Per il Centro antiviolenza polesano, invece, è arrivato un contributo regionale di 10 mila euro più 2.500 dalle Aziende Ulss 18 e 19 , per le spese del personale e la Casa rifugio, che ha avuto un contributo regionale di 16 mila euro più 4 mila dalle Ulss 18 e 19. Questi fondi serviranno per garantire il servizio fino a fine anno. Il Centro antiviolenza, come ha evidenziato Di Meo, che ha sede a Rovigo, Lendinara e Porto Viro, svolge un ruolo molto importante per le donne che subiscono violenza. Un fenomeno purtroppo ancora dilagante e spesso sommerso. Le donne vittime di violenza prese in carico dal centro, nel 2015, sono 85 di cui 61 italiane, 9 marocchine, 5 rumene, 4 brasiliane, 4 albanesi e 2 polacche. Le violenze, quasi sempre, si sviluppano tra le mura domstiche, riguardano donne sposate con un livello medio di istruzione, senza lavoro e con figli. E i minori sono un ulteriore problema, per questo si sta pensando anche a Case rifugio di 2° livello. “È importante – ha detto Di Meo – informare e creare una maggiore sensibilità e conoscenza su questo fenomeno, ancora troppo taciuto”. E il sindaco Massimo Bergamin ha aggiunto: “Siamo sensibili a questi temi, ringraziamo la Fondazione Cariparo e le associazioni che operano in questi ambiti. Per fortuna ci sono i volontari. La violenza va sempre condannata, per questo continueremo ad essere vigili, attenti e presenti”.

 

Giorgia Gay

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